Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO) ; CATALOGHI
anno
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1958
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pagina
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137
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Libri e periodici 137
GH editori del carteggio hanno utilizzato lettere e minate conservate fra le Carte Viensseux e Tommaseo della Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze, qnel che rimane cioè dopo una revisione compinta dal Tommaseo, che lasciò, sembra, nella loro integrità soltanto le lettere successive al 1846; quelle relative al periodo 1825-1834 son qui pubblicate secondo l'ordine cronologico, rimanendo escluse le insignificanti. Gran parte di questi documenti era già conosciuta e sfruttata da diversi studiosi, ma per la prima volta appaiono delle importanti notizie e dei significativi giudizi circa i collaboratori delle riviste fiorentine, gli esuli italiani in Francia, le discussioni sul romanticismo e sul Manzoni. Se pel periodo fiorentino, per gli anni 1828*1833, il carteggio si riduce spesso allo scambio di brevi e aridi biglietti, com'è naturale fra persone che abitano la stessa città, con il passaggio di Tommaseo a Parigi* e con il maturarsi della sua personalità, lo scambio epistolare diviene più nutrito e più ricco, di modo che si accentua in chi legge il desiderio del secondo volume, che offrirà certo delle pagine di eccezionale interesse.
FAUSTO FONZI
GABRIELLA MARINI, Nuovi documenti su Giuditta Sidoli (Collana scientifica, 3); Pisa, Donius Mazziniana, 1957, in 8, pp. 178. L. 1000.
In questa donna, Io spirito mazziniano della cospirazione si era trasfuso nel* l'anima : essa quindi cospirava per istinto da se medesima, senza aver bisogno alcuno degli stimoli del suo Giuseppe, al quale in forza di anima, e in assennatezza cospiratoria dava de' buoni punti.
Cosi, nel 1915, Dario Rinieri parlava di Giuditta Bellerio Sidoli, pubblicando nel Risorgimento Italiano l'epistolario intercorso tra lei, Mazzini e Capponi. Ora, ad un cinquantennio di distanza, appaiono, pubblicale da Gabriella Marini altre lettere riguardanti la Sidoli.
In questa raccolta, però, a differenza dell'altra, non domina la figura di Mazzini: sue sono infatti solo quattro lettere; numero esiguo in verità, ma pure esse hanno ugualmente un'importanza di primo piano, perchè sono praticamente le uniche che attestino la duratura passione politica della patrizia milanese. Difatti, tolta la prima, del 1836, di tono affettuoso e personale, le altre del 1864, del 1865, e del 1867, provano appunto come il patriota genovese sapesse salda la fede politica della Sidoli, e dovesse anzi difendersi presso di lei che lo aveva rimproverato di avere trascurato gl'ideali repubblicani: Tu avresti voluto ch'io avessi lavorato direttamente per la repubblica gran tempo prima ; ma con chi? . Per la verità, I repubblicani hanno abbandonato me, non io loro ribatte dignitoso e tagliente Mazzini, e denuncia la sua pena amaro e deluso: Il partito ch'io aveva cercato spiritualizzare, era ed è materialista o adoratore del successo e della forza fino al midollo , Ma poi erompe l'empito appassionato della sua fede sovrumana: Possono far come vogliono: non per merito d'uomini, ma per logica di cose e fati. l'Italia Bara repubblicana : tanto certamente quanto unitaria, E ribadisce nella lettera seguente: Dovresti a quest'ora intendere che dalla Convenzione in poi tutto il mio lavoro d'apostolato è schiettamente repubblicano. Nò muterà più .
Tanto egli è sicuro che* ancora nel 1067, ala viva nella Sidoli quella passione patriottica e repubblicana dio aveva fatto della donna la sua più capace e fedele collaboratrice, specialmente negli anni tra il 1831 e il 1833, tanto è convinto della completa dedizione di Giuditta Bellerio alla causa della patria che, scrivendole per consolarla della mòrte Ai una figlia, Corinna, sposata a Giacinto Scelsi, prefetto di Reggio, non esita ad affermare: So d'unico conforto, che potremmo ancora avere,