Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO) ; CATALOGHI
anno <1958>   pagina <144>
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144 Libri e periodici
sacrifizi ed eroismi cristiani a favore d'una pessima causa. No: negli anni che precedettero il 1866 nessun cattolico nel Veneto poteva desiderare la dispersione degli Ordini religiosi, la spogliazione e la servitù della Chiesa, la licenza sfrenata della bestemmia e del libertinaggio, per tacere del caos amministrativo e della crisi economica universale, conseguenze tutte necessarie e inevitabili della bugiarda libertà liberalesca, che ci veniva promessa sotto i bei nomi di redenzione e di civiltà .
Erano questi allora i sentimenti del Sacchetti e del De Besi, ma si deve aggiun­gere ch'essi non erano condivisi dalla maggioranza dei cattolici veneti: molti fra que­sti erano austriacanti o guardavano fiduciosi allo Stato italiano, desideravano unità e indipendenza nazionale, approvavano molti provvedimenti dei governi liberali anche in materia ecclesiastica, speravano in un miglioramento di rapporti fra Torino (o Firenze) e Roma, in un concordato o nella conquista di quella libertà della Chiesa che da Vienna era negata e da Cavour era stata promessa.
Non è più possibile sostenere la falsa immagine di un compatto e omogeneo gruppo dirigente dell'intransigentismo cattolico e dell'Opera dei Congressi dopo gli studi pubblicati dal Gambasin e dal Berselli (di quest'ultimo ha particolare importanza in tal senso il recente profilo di Pier Biagio Casoli), che hanno ricono­sciuto i differenti caratteri di gruppi e di personalità ben definite. Il De Rosa, che in precedenti opere sembrava credere alla compattezza dell'intransigentismo ante­riore al 1898, contribuisce ora anch'egli a tale opera di chiarificazione e di appro­fondimento notando i contrasti circa i metodi per la diffusione e l'organizzazione dell'Opera. H dissidio fra il gruppo veneto e il bolognese è qui colto anche nelle sue radici psicologiche già nella vita della Società della Gioventù Cattolica: nei 1869 Sacchetti scriveva alla madre: noi veneti siamo calcolati per nulla da quéi signori di Bologna. Vogliono far tutto senza udir consiglio.
L'autore di questo libro vede nel giornalista padovano un tìpico rappresentante dell'intransigentismo ottocentesco ; egli scompariva quando tutto il vecchio mondo della prima intransigenza di origine margottiana, protestataria e astensionista, appariva battuto dalla storia . Ma forse negli ultimi anni della sua vita si potevano già cogliere i segni della divisione fra gli stessi campioni dell'intransigenza, fra le posizioni di un Albert or io e di un Paganuzzi, si potevano riconoscere gli sviluppi dalle posizioni ultracattoliche da un lato verso la democrazia e dall'altro verso l'irri­gidimento integrista. FAUSTO FONZI
Le campagne emiliane nell'epoca moderna} Milano, Biblioteca G. G. Feltrinelli, 1957, in 8, pp. 503. L. 3500.
Nei giorni 5 e 6 febbraio 1955 ebbe luogo a Bologna, organizzato dalla rivista Emilia, un convegno di studi sulle campagne emiliane nell'epoca moderna. Gli atti di tale convegno sono slati ora raccolti, a cura di R. Zanghcri, dalla Biblioteca G. G. Feltrinelli benemerita di questo genere di studi. Si tratta di diciannove comunicazioni di vario interesse e valore (in alcuni casi, come riconosce lo stesso curatore, ancora <f acerbe ) che abbracciano la storia delle campagne emiliane dalla fine del XVIII secolo ai nostri giorni (una delle comunicazioni si riferisce al 1954), Tra le più interessanti vogliamo ricordare quelle di A, Aramini (La distribuzione della proprietà terriera nel comune di Fori ini pò poli fra la fine del '700 e la prima metà dell'800), R. Zangheri (/ moti del macinato nel bolognese), S. Mori ni (La propaganda di C. P rampollili fra i contadini reggiani - 10*96-2900) e À. Gianna lo (La resistenza nelle campagne reggiane). Completano il volume il discorso inaugurale di L. Dal Pane, ricco di indicazioni metodologiche, e una nota di E. Sereni sulla storia del paesaggio agrario emiliano. RBN*O DK FELICE