Rassegna storica del Risorgimento

1766-1791 ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1958>   pagina <201>
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1 Le riforme leopoldìnc in Toscana 201
lasciando che il suo segretario se la sbrigasse con le solite frasi eome non essendovi accaduto niente di particolare interesse, mi dò l'onore di porgere a S.E.... ecc. C'è poco, insomma, in questi documenti, che possa servire ad illuminare la storia diplomatica europea fra la Guerra dei Sette Anni e lo scoppio della Rivoluzione.
E chiaro, tuttavia, che l'importanza * filosofica ' della Toscana nel qua­dro dell'Illuminismo europeo non corrispondeva affatto alla sua fiacca po­sizione politica e militare. Infatti, come indicano alcuni ben noti passi negli scritti del Turgot e del Mirabeau, e come constatarono i diplomatici toscani a Parigi, l) i Philosophes d'oltr'alpe avevano già accolto con applauso le riforme, economiche e politiche introdotte dal giovane Pietro Leopoldo, poiché l'esperienza toscana sembrava loro testimoniare la capacità di un illuminato assolutismo a salvare lo Stato dalla progressiva anchilosi che mi­nacciava le sue antiche istituzioni. Però, questi giudizi sembran essersi ba­sati su notizie assai vaghe. Mentre i letterati toscani come hanno segna­lato l'Anzilotti, il Buchi, il Mori, il Codignola, il Passerin- ed altri storici del periodo accoglievano con crescente interesse le nuove idee che proveni­vano dall'estero, e mentre l'opera legislativa s'andava formando, ispiran­dosi più specialmente, senza dubbio, alle dottrine nsiocratiche ed al tardo giansenismo, nel 1771 perfino 1' Encyclopédie, oltre ai soliti elogi della mère des découvertes et des établissemens utiles à l'humanité , si limitò a me­scolare brevi notizie sui nuovi tribunali a citazioni del Condamine e del Lalande sulla lieta società fiorentina, su partite di calcio, e così via. I tanti viaggiatori, dal Montesquieu al Barthélemy, si recarono in Toscana piut­tosto per contemplare i monumenti del '400 e del '500, oppure per parlare d'erudizione coi Gori e coi Lami ma raramente, almeno prima dello Young e del Sismondi, 2) per informarsi sulle attualità politico-economiche del paese. Sicché queste lettere s'inseriscono nella documentazione dell'epoca in seguito alla corrispondenza del Mann ultimamente pubblicata all'Univer­sità di Yale 3) in quanto esse contengono le osservazioni quotidiane d'un francese, abbastanza ben sistemato con casa, stipendio, segretario e elevato titolo da poter render conto di tanti aspetti tuttora poco conosciuti del regno leopoldino, ma anche abbastanza estraneo alla società in cui visse, cosicché le sue osservazioni hanno un tono di larga obbiettività. Ed il loro potenziale valore storico, quindi, risulta proprio dall'assenza di grandi impegni diplo­matici, e dipende dalle qualità personali, e dalla formazione intellettuale de­gli autori nonché dalle fonti d'informazione a loro disponibili.
H carattere del Ihirfort, in primo luogo, spunta fuori da quasi ogni pa­gina del carteggio; industrioso e responsabile, senz'altro, ma altrettanto privo d'immaginazione, di senso dell'umorismo e di profondità intellettuale. Un letterato; di certo, non lo fu, sebbene se ne desse qualche volta l'aria. Conosceva appena i ' filosofi di questo secolo ' a cui accenna tanto spesso;
1) AaNAtDO D'ADIMMO. / gittdìxi di duo diplomatici toscani sulla rivoluziona francese dot 1789, in Rassegna storica iti Risorgimento, XLI, 1954, 325-33.
2) Cfr. B. PASSEMI* D'ENTKÈVES, L'anticapitalismo del Sismondi e i * Campagnoli * toscani del Risorgimento, estr, da Belfagor, fa ut:. Ili e IV, 1949.
3) HOHACB WAWOJCE, Correspondence urith Sir Horabe Mann, ed. W. S. LEWIS, "W. H. SMITH, G. I*. LAM, New Haven, 195*.