Rassegna storica del Risorgimento

1766-1791 ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1958>   pagina <209>
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Le riforme leopoldine in Toscana 209
e ad alcune modifiche nella composizione della gerarchla politica, egli scivola con discreto silenzio sopra Tavanti, Fabbronì, Ximenes, Pienotti, Perini, Paoletti, Pelli e sopra tanti altri ben noti personaggi del mondo politico ed intellettuale fiorentino nel periodo delle riforme.
Più particolareggiata, d'altro canto, risulta la descrizione delle condi­zioni interne sulle quali le riforme dovettero applicarsi. Alcuni ostacoli gli sembravano addirittura tali da annullare ogni tentativo di rinnovamento: l'inerzia e l'insubordinazione della burocrazia, in primo luogo, documentati dai ripetuti scontri degli inviati con ufficiali della dogana, i quali, in. dispregio di tutti gli ordini del governo, trattennero viaggiatori alle porte delle città, imbrogliarono corrieri diplomatici, e perfino si permisero dei pareri avec beaucoup d'insolence quale: que Rosenberg s'était trompé, que ce ministre ne savait rien de tout cela . *) Difficoltà giuridiche, in secondo luogo, sorte dall'investiture imperiale di parecchie tenute toscane: il Del Monte, gover­natore di Livorno, potè ottenere l'invio di 50 soldati d'un reggimento impe­riale per reprimere la resistenza degli abitanti d'un suo fendo contro la sua autorità civile; e il Granduca dovette, all'insaputa dei suoi ministri, mandare 24 sbirri a sequestrare gli archivi dei Camaldolesi quando essi ostacolarono un ricorso dei loro feudatari alla giustizia reale (133; 26-4-1771). Altre con­dizioni, d'altronde, gli sembravano rendere la Toscana specialmente favo­revole ad una riforma istituzionale. Tutto meravigliato dalla facile muta­zione del debito pubblico in un'imposta payé par les proprietaires des im-meubles, quelqu'ils soient, les Ecclésiastiques, le fise, le souverain meme... di modo che le gens aisécs sostenevano, nel 1790, il 50 del carico tri­butario, egli conclude:
Les obstacles ne sont jamais [tanto gravi] dans les pays ou la noblesse ne fait point corps, ou le clergé n'est point un Etat,... et ou la Magistrature se borne aux fonctions judiciaire .2) Quell'abisso, in altre parole, di pri­vilegio e di diritto che separava le classi sociali in Francia ed in cui affo­gavano tutti i tentativi deìV Ancien regime di evitare il fallimento, in To­scana non s'imponeva. Vi era inoltre una certa libertà d'espressione che evitava una diffidenza fra gli intellettuali ed il regime: se Pietro Leopoldo si compiacque per ragioni politiche, di vietare lo smercio degli scritti anti-gesuitici nella capitale dopo averne accordato il permesso di stam­pa, e se punì gli spacciatori delle satire e delle * risposte ' mordaci che pullulavano contro il De' Ricci, le systeme de la liberto de la presse , per il Du Tillot almeno una cosa nuova e magari anche assai fastidiosa, venne specialmente sottolineato, e la tolleranza, la chumanité e la justice del Granduca, in particolare verso i Gesuiti, sorpresero perfino il Ministro agli Esteri francese.3) Infine, mentre una vita sociale e culturale
*) 133: 22-2-1771; 2-2-1770.
') 143 A: 9-3-1787; 143 B: 14-3-1788; 144: 14-3-1790.
*) 135: 18-4, 5-11, P 18-10, P 23-11-1773; 143 B: 10-10-1788. È curioso, però, che il D. non accenni al più importante contributo ullu liberta del pensiero, cioè l'abolizione dell'In quisizione, né alla dichiarazione dell'incompetenza delle autorità ecclesiastiche in materia di censura latta dai seguaci del De' Ricci nella Raccolta interessante la religione, XVII, 124, e riportata dallo JEMOLO in Stalo e chiesa negli scrittori italiani del Seicento e del Settecento* To­rino, 1914, p. 86.