Rassegna storica del Risorgimento

1766-1791 ; FRANCIA ; TOSCANA
anno <1958>   pagina <210>
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Eric W. Cochrane
assai vivace ivi menzionata soprattutto in quanto riguarda i teatri occupava i ceti più agiati, il popolo, almeno fino al 1786, rimase bon et tranquille davanti a tutte le innovazioni (142 B: 22-12-1786). Ecco ap­punto la condizione, sottintesa in tutte le lettere, alla riuscita delle riforme: il consenso almeno tacito delle classi superiori e possidenti, e la passività di quelle meno fortunate fra le quali bisognava tener conto di ben 20.000 pauvres nella sola Firenze senza di che i vantaggi di cui godeva la Toscana in confronto ad altri paesi sarebbero svaniti.
Ed è appunto ad alcuni particolari aspetti della legislazione riformatrice che la maggior parte della corrispondenza è dedicata. Per qualche misura, il Durfort manifesta una decisa avversione la lotteria, per esempio isti­tuita da Pietro Leopoldo allo scopo ufficiale di dirìgere un vizio inguaribile verso opere di pubblico vantaggio e di permettere la proibizione di giochi privati e lotterie straniere, avrebbe invece colpito gli stessi ceti poveri che ne dovevano beneficiare. " Per altre, invece, pone forti riserve: Ù licenzia­mento del sovraccarico d'impiegati statali ereditato dai regimi anteriori, benché giustificato da esigenze amministrative, avrebbe anche raddoppiato il numero dei disoccupati da mantenersi con elemosine; lo scioglimento degli antichi regolamenti annonari non avrebbe avuto nessun effetto sulla pro­duttività agricola fin tanto che (non condivide o non conosce la tesi contraria che man mano s'andava diffondendo dal Discorso del Bandini in poi) la Maremma non fosse stata resa fisicamente abitabile; il fraziona­mento dei latifondi, anziché aumentare la rendita della terra, avrebbe di­strutto una direzione centrale che tanti particuliers imbéciles non sareb­bero mai stati in grado di fornire; 2) e l'abolizione del debito pubblico, infine, lodevole che fosse lo scopo di spingere l'investimento del capitale così libe­rato in bonifiche agrarie, avrebbe non soltanto incoraggiato la fuga del de­naro all'estero, ma anche reso più ardua la riscossione delle tasse e fatto sa­bre il corso d'interesse dal 3 1/2 al 41/2 a Firenze. Ma di fronte a certe misure, non trova parole sufficienti per esprimere la sua ammirazione: il co­dice criminale, per esempio, che aveva déjà rétabli ici l'humanité dans ses droits , e, meglio ancora, aveva fatto sì che in Toscana si avessero peu de erimes et plus de moeurs que dans le reste d'Italie .3) Se i risultati di tutti questi esperimenti, insomma, non corrispondono sempre ai fini pre­meditati, i numerosi errori sono ben compensati da alcuni memorabili successi.
Le riforme religiose ed ecclesiastiche, poi, lo trattengono più a lungo. Ignorando le aspre polemiche che avevano turbato la sua patria (la pa­rola janstinislc non s'mserisce mai fra le sue righe), egli poteva affrontare gli avvenimenti toscani senza preconcetti e definirli, seguendo il Brabantane
))Una nota apparentemente uflficiule ina senza firma nò sigillo acclusa al f. 26 del voi. HI B riporta la rendita della lotteria a 60.000 scudi all'anno contro un totale di 2,500.000.
2} 141 A: ni f. 268 o ni f. 288. Cfr. A. AN7.ir.orn, Piccola grande proprietà nèh riforme di Pietro Leopoldo, ecc., in Bulleuino eenese di storia patrio, XXII, 1915, pp. 339-69.
) 148 B: 22-12-1786; 143 A: 26-1-1787, P 9-1-1787 e 5-1-1787. "Una nota alla tradu­zione della natifieatiane granducale spiega che i luoghi di monto rendevano solo il 3. meno una piccola tassa per la costruzione stradale: 143 B: 14-3-1788. 11 debito pubblico è calcolato a 12.512.875 scudi: 144 A: 20-2-1789.