Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
anno
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1958
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pagina
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219
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CONTRIBUTI ALLA STORIA DELLA CONFERENZA
DI GAETA 5 Z? "--d
Quando, nell'allocuzione del 10 febbraio '48, papa Pio IX ricordò che solo la forza della Roma papale aveva potuto nei secoli aver ragione dei barbari e, trascinato dall'impeto, concluse: Gran Dio, benedici l'Italia e conservale il dono più prezioso: la fede , aveva in tutta, e forse involontaria sincerità, svelato il suo animo e delineata la sua visione politica.
Errore politico, il più clamoroso, non il primo, di una lunga serie, fu certo l'inserire quella parola: Italia, considerata un tutto omogeneo, una nazione, e non più un'espressione geografica. Ma convinzione, ma sentimento sincero. Quello che vi inserì, e non fu valutato, anzi dimenticato, fu la seconda parte dell'augurio: il dono della fede, che egli considerava base indispensabile della fedeltà dei suoi sudditi, una necessità politica, mentre per i rivoluzionari era un sentimento individuale, di esclusivo interesse intimo, di non trascurabile valore morale, socialmente, ma personale.
Su questo equivoco la condotta del papa, in realtà incoerente e saltuaria, sempre per questa duplicità di aspirazioni contrastanti, lasciò ampio adito alle più diverse interpretazioni, per cui è esatto il giudizio di Mamiani, riferito dal Castellani: H papa ha cuore e non mente : che d'altronde ripeteva quello di Metternich: Caldo di cuore; ma debole di concetto e senza spirito di governo .a)
Più aspro il giudizo di chi Io conosceva da vicino, il Lutzow, che il 18 aprile scriveva: Un nomine vain, avide de popularité, qu'il regarde, depuis son avènement cornine ancre de salut, qui a tout perdu, à qui des adulateurs ont tant parie de Jules H et d'autres papes guerriera, autorise toute suppo-sition: l'experience du passe a habitué à ne plus rien croire impossible, ini-probable avec Pio IX .3) E avrà il Liitzow stesso l'ultimo congedo, nei giardini del Quirinale dal papa fuggitivo.
Le alternative del suo contegno: riforme al contagocce e amnistia met-ternichiana, costituzione e allocuzione del 29 aprile e lettera all'imperatore d'Austria, entusiasmo per Rosmini e nomina di Pellegrino Rossi, se sembrano abile volontà di perpetuare l'equivoco che lo aveva fatto arbitro dei destini italiani (era giunto perfino a dichiarare: <c lasciate fare la repubblica, io non mi oppongo) *) rivelano in realtà l'irresolutezza continua fra il suo sentimento bonario, amante degli applausi e dei consensi e la paura del nuovo che in-
') In questo saggio mi giovo esclusivamente dei documenti austriaci conservati a Vienna in HausHof nnd Staats Archiv [S. À. W.]. Vedi il mio articolo Intorno allo con' fetenza di Gaeta del 1849, in Atti del XXXII congresso di storia del Risorgimento italiano, Roma, 1954, pp. 129-133.
2) Invano il Metternich in una lettera indirizzatagli attraverso il Liitzow e che è nn atto di fede politica e religiosa, un testamento rispettabile lo aveva messo in guardia sul pericolo clic l'evocai ion de l'clémeut democratici no ani cxiste dans l'eglino catholiquc, corame dona toutes Ics eglises da parte delle sette, gli avrebbe scatenato, sopra un terreno particolare nella sua duplice, e dUEofUsiima, posizione di sovrano e di pontefice. S. A. W., Ncapci, 101.
3) S. A. W., Rome; 79 - Rapporta.
4) La Repubblica Veneta nel 1848-1849. Voi, Ih Documenti Castellani a cura di M. CESSI DJM/DI, Padova, 1954, doc, 363.