Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <221>
immagine non disponibile

Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 221
Evidentemente su queste basi si concreta la conferenza di Gaeta, tra­sformando in plenipotenziari i rappresentanti presenti.
Ma l'ostinato desiderio dell'Antonclli clic la restaurazione papale sia opera dell'Austria, non coincide colla volontà della cancelleria viennese, che non ritiene l'appello pontificio rivolto esclusivamente all'impero, ma a tutte le potenze cattoliche. D'altronde la crisi romana aggravava la già difficile si­tuazione italiana e si rifletteva sul precario equilibrio europeo, che lo Schwar-zenberg si proponeva di riassestare sulla falsariga di Mettermeli nel "47: collaborazione austro-francese su piano conservatore e isolamento della Gran Bretagna.
Rassicurato dall'esito delle elezioni francesi, con la vittoria del bona­partismo conservatore, il cancelliere aveva tracciato alla politica austriaca una linea in tal senso. '' Ma dinanzi al fatto nuovo ha bisogno di veder riaf­fermata dalla Francia la solidarietà ai patti del "15. Sia ben chiaro che l'Austria non è disposta ad alcuna rinuncia o transazione; né Lombardia, ne Veneto, né soprattutto Venezia, base di una solida restaurazione in Italia. In quanto al Piemonte, sarà il caso di stroncare ogni velleità con una risoluta azione preventiva. Per attuare il suo programma il principe ha bisogno di libertà d'azione: nessun impegno al di là del Po e garanzia di una leale con­dotta francese in Italia. Non è perciò il disinteresse per la causa papale che gli ispira il rifiuto alle sollecitazioni napoletane e papali di intervento nel­l'Italia centrale e meridionale: egli vorrebbe prevenire l'azione piemontese e accordarsi colla Francia.
Necessità quindi di un profondo lavorio diplomatico verso Parigi, via via complicato da fattori nuovi, come l'avvento del ministero Gioberti, de­cisamente antiaustriaco, espresso nell'intenzione dell'intervento a Roma e in Toscana, come politica genuinamente nazionale, senza il suggerimento di Luigi Bonapartc, ma sostenuta dalla Francia, più che altro, polemicamente.
Di fatto, è arrivata nel porto di Gaeta una fregata per raccogliere il pon­tefice fuggitivo e Gioberti ha inviato in aiuto a Rosmini, l'arcivescovo di Savona e il marchese Montezemolo. 2)
Anche il Bargagli 3) che ha seguito il papa a Gaeta, per ordine del gran­duca ordine strappato colla violenza al Montanelli tenta di convincerlo a valersi della concorde opera italiana per la propria restaurazione. Incorag­giato (1 gennaio '49) dal tono benevolo e quasi confidenziale di Pio IX, il Toscano osa ricordargli le grandi illusorie promesse dell'anno appena finito e perfino supplicarlo di non allungare la trista usta dei papi che hanno chia­mato armi straniere a dilaniare l'Italia. Il Santo Padre è convinto che sa­rebbe gran ventura dar sesto da noi alla cose nostre quando fosse possibile (a suo credere non lo era) .
Sarà uno dei compiti della diplomazia austriaca a Parigi convincere il governo francese, che appoggia favorevolmente l'azione conciliativa sarda,
0 S. A. W., Frante IX - Expcditions - 26-29 dicembre.
2) Sull'opinione pcrKonnlc del duca d'Harcourt, propenso ad una soluzione coi mezzi piemontesi, riferisce anche il Quazza, pubblicando una lettera del duca Dino-Tnlleyrand a Gioberti (La diplomanti del regna di Sardegna dorante la prima guerra d'Indipendenza, voi. Ili: Relazioni con il Regno delle Due Sicilie, gennaio 1848 - dicembre 1848, a cura di G. QUAZZA, Torino. 1952, p. 392).
3) Vedi La Repubblica Vèneta eit., don. 422.