Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <225>
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Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 225
si può far calcolo, malgrado il timore di Ferdinando di vedere le drapeau de la France républicaiiie se deployer à Rome . *)
Tutt'al più si può domandare uri battello a vapore 2) che porti al più presto al Cancelliere questo invito formale, esplicito e positivo, anche se ver­bale, del papa.
L'ansia è tale che chiede all'inviato austriaco se sia autorizzato a doman­dare direttamente l'intervento armato di Radetzky. Il diplomatico, dal canto suo, trasecola: è questo il papa liberale ?
Soltanto, l'indirizzo dello Schwarzenberg è ben lungi dal desiderio pa­paie: l'Austria non interverrà da sola negli affari romani. La sua azione di­plomatica a Parigi è tutta svolta a convincere Drouyn ad un'azione concorde (Odilon Barrot non agisce mai direttamente, non compare nella diretta azione diplomatica), mentre verso Sua Santità suggerisce: non muoversi da Gaeta, che, per essere suolo napoletano, offre perfetta garanzia, da che re Ferdinando ha saputo ristabilire l'ordine nei suoi Stati; rifiutare l'ospitalità francese; circondarsi della protezione del mondo cattolico, delle potenze cat­toliche, cioè, che sono rimaste fedeli all'ordine stabilito a Vienna nel 1815. E fra queste il Cancelliere non annovera certo la Francia, ma punta su quelle forze conservatrici e cattoliche francesi che delincano già robustamente il loro nerbo e il loro peso.
La diplomazia che egli dirige agirà verso la Francia negativamente a Gaeta, e positivamente a Parigi a vincere gli imbarazzi, le incertezze del malsicuro Drouyn, per un'azione materiale unita. È una necessità per l'Austria impegnare la Francia nell'affare romano in armonia con la propria politica, per troncarle la velleità di intervenire in Alta Italia ed avere mano libera nell'azione punitiva progettata contro il Piemonte (in realtà la sua errata sopravalutazione delle forze sarde permise a queste l'iniziativa).
Fì bilanciare così l'influenza francese, sempre in contrapposizione a quella austriaca, in Italia, in modo più blando e meno scevro di conseguenze.
Il governo francese sarà costretto, anche riluttante, a intervenire a Roma per scemare ale poids immense daus les déstinées d'Italie del­l'Austria.
Per quanto abile il cancelliere e ben catechizzato il suo plenipotenziario, la manovra riesce chiara all'ambasciatore di Francia, duca d'Harcourt, fin dalle prime battute.
Quando, in forma solenne, davanti a tutto il corpo diplomatico riunito, si alza la protesta papale per la proclamazione della repubblica romana, protesta aggravata dalla scomunica a tutti gli atti posteriori al 16 novembre e che viene diramata a tutte le potenze, mentre i rappresentanti sono invi­tati a prenderne atto e a comunicarla ai rispettivi governi, il francese non nasconde né la sua freddezza, né il suo imbarazzo e, più tardi, la sua esita­zione nel redigere il verbale della nota.
i> A. S. V., P. JL Naplet XI.
2) Lo Schwarzenberg a più riprese (gennaio e marzo '49) e caldamente aveva chiesto a Filangieri qualcuno dei suoi bei battelli a vapore per aiuto a riprendere il possesso della piazza marittima di Venezia: principili foyer de la revolution itiiliennc ; possesso qui deviondra pour aiusi dire une necessita le joor ou des évenemens presque probables nous imposeraient I'obbligation d'opérer milltaiwment vera l'Italie centrale .