Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <226>
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226 Maria Cessi Drudi
lì rifiuto papale di rifugiarsi in Francia ha suscitato delusione e malcon­tento nel governo parigino e nel paese tutto e l'ambasciatore se n'è reso interprete, quando ha dichiarato molto nettamente al Santo Padre che Au­stria e Francia non possono intervenire assieme, perchè rappresentano e difendono principi di governo differenti e l'intervento isolato dell'Austria sarebbe troppo impopolare. 1J
Lo Schwarzenbcrg se ne rende conto perfettamente.
L'Esterhàzy ha riproposto al Santo Padre il progetto d'intervento di tre potenze; ma non si può escludere la Spagna per molte ragioni, soprattutto perchè è necessario dare all'intervento un carattere religioso, che solo può costringere la Francia o a rimanere inattiva o ad agire collegata - e controllata alle altre potenze. La Spagna aveva proposto un congresso preparatorio; ma l'offerta non è stata raccolta. Si preferisce ima riunione diplomatica, che definisca gli accordi militari: entità di forze . terreni d'azione.
Curioso è in quei giorni della fine di febbraio per il diplomatico austriaco constatare come Pio IX e il granduca di Toscana abbiano l'aria di giustificarsi davanti a lui della loro politica passata, tutti e due incolpando altri e adoperando persino le stesse frasi. Per il papa la causa delle sue con-cessioni al partito nazionale è nell'insufficiente corpo di occupazione a Fer­rara nel '47 e '48 e nella ritirata troppo piecipitosa delle truppe austria­che, che lo aveva privato d'appoggio.
Per il granduca la colpa è del Piemonte, che avrebbe potuto evitare la guerra con l'Austria, ma non lui, il granduca, che è stato trascinato dal Piemonte . Con una punta d'ironia riferisce l'Esterhàzy, non può che inchi­narsi e tacere rispettosamente davanti a Sua Santità, ma con mal celato di­sprezzo egli esprime al granduca il rimpianto che, avendo obbedito in tempo alla sua coscienza religiosa [richiamato dal rimprovero papale] non abbia sentito prima la voce del sangue e quella del suo dovere politico .
Entrambi invocano ed attendono la reintegrazione per opera dell'Austria. Ma il granduca non osa chiederla apertamente, mentre il papa mette molta forza nella sua insistenza. Infatti, riguardo alla spedizione Haynau a Fer­rara, il Santo Padre è soddisfatto; ma inquieto per il ritardo a muoversi; e implora (26 febbraio): adesso tutto quello che domando è che, per carità, non si ritirino, anzi si rafforzino, e che vengano avanti presto . E pochi giorni dopo (16 marzo) rimpiange soltanto i limiti ristretti in cui era conte­nuta, sempre sperando che fosse il preludio d'un intervento più. profondo negli stati pontifici.
e Loin de s'attendre une justification de noi re. part, on eùt desiré nous voìr prendrc une attitude plus imposante et propre à déconcerter coux, qui proclament impoBsible une intervention autrichienne .
Questo curioso parallelo dell'attitudine papale e granducale concluder rà, per l'Esterhàzy, la fine d'un lungo colloquio con Leopoldo, nelle stanze dell'Anto udii, per fondersi in un unico suggerimento: sarà importante, sia a Firenze che a Roma l'oculata scelta per l'avvenire dei consiglieri a ces deux trdncs si dangereuBcment occupés . Non si può dire che il
I) Vedi R. MOSCATI, op. oit. p. 65.