Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
anno
<
1958
>
pagina
<
227
>
Contributi atta storia della conferenza di Gaeta 227
diplomatico sì senta imbarazzato né dalla fedeltà alla monarchia absbur-gica. uè dalla propria osservanza cattolica ad esprimere rudemente il suo giudizio.
Il papa è esattamente convinto che Spagna e Napoli, da sole o unite non possono dare seria garanzia di restaurazione. La Spagna si riserva un ruolo di predominio morale e Ferdinando stesso non ha nascosto né la scarsa disponibilità di truppa, né la situazione ancora tutt'altro che pacifica nell'interno, mentre lo sconvolgimento che serpeggia per tutta la penisola, vi trova echi paurosi. Per ciò Pio IX non può contare che sull'Austria; e a riprova fa trasmettere dall'incaricato la minuta delle istruzioni per i Commissari pontifici che rientreranno nello Stato al seguito delle truppe austriache, istruzioni che, ripristinando integralmente le istituzioni antededenti al '48, non possono entrare in vigore ohe coll'egida della forza austriaca.
Malgrado tale calorosa simpatia papale, nei quotidiani e confidenziali colloqui, il giudizio del diplomatico austriaco si mantiene severo: non si può, continua il diplomatico, contare sull'opinione personale di Pio IX, qui resterà toujours subordonnée, je le crains, aux impressions du moment et à toutes les influences qui sauront l'attendre.
Il card. Antonelli lo sa. Per ciò l'ultima parola, la parola decisiva è la sua; e tutti gli affari diplomatici portano l'impronta della sua solida mano, anche senza la formale approvazione del collegio cardinalizio.
L'episodio della protesta sarda contro il quadruplice intervento è sintomatico. Esterhàzy trova, per conto suo, il documento piemontese curioso, arrogante e cinico fino all'assurdo, tale da richiedere dal segretario di Stato uno sdegnoso rifiuto scritto e reso pubblico.
In un secondo tempo il cardinale, spinto dal disprezzo per la minuscola, superba Sardegna e dal bisogno d'ingraziarsi l'Austria, si limita ad un colloquio con Martini non senza avergli fatto attendere, per l'accettazione delle credenziali, che il suo governo respinga gli agenti della Roma repubblicana. Piato e Spini, colloquio in cui gli contesta l'esistenza di un diritto internazionale italiano, invocato dalla corte di Torino, come incompatibile col diritto pubblico europeo, sancito dal congresso del 1815. Ma se il cardinal prosegretario ha rinunciato ad una protesta scritta e pubblica, non rinuncia alla ritorsione: il papa non riceverà il Martini e non gli accorderà colloquio che in presenza di testimoni, col pretesto che l'inviato sardo ha inventato l'accettazione, da parte del papa, della mediazione torinese per riconciliarlo coi suoi sudditi. E sulla previsione che la Sardegna romperà l'armistizio, si sussurra d'una rottura fra la Santa Sede e Torino.
La protesta sarda si riallaccia al progetto francese di affidare l'esecuzione materiale della restaurazione pontificia alle forze sardo-napoletane. La Francia, invero, insisteva su tale progetto, di cui pare che la prima idea fosse del presidente della repubblica, per dare alla restaurazione un carattere nazionale e liberale: ma era proprio questa impronta che per l'Austria era densa di pericoli aggravati dallo simpatie sarde per gli insorti
romani.
Eppure la Francia era talmente attaccata al progetto dell'intervento sardo a Roma, che il Drouyn, per convincere il governo imperiale, adopera questo specioso pretesto; il mirait pour effet de brouiller à jamais le roi Charles Albert avec les révolutionnaircs d'Italie, de l'attacher à la cause de