Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <228>
immagine non disponibile

228
Maria Cessi Drudi
la conservation et, par là, de contribuer efficacement au retour du repos et de la tranquìllité dans la peninsule .*)
L'Austria trova logico invece rivestire l'impresa d'un carattere essenzial­mente cattolico. Carattere che il Palmerston non può approvare, né condivi­dere: non perchè protestante, ma perchè la sua concezione liberale distingue nettamente la necessità d'un regime costituzionale agli Stati romani, come baluardo sicuro ad ogni rivoluzione, e la convenienza dell'indipendenza del pontefice, che egli ammette, ma non la vede indispensabile fra le mura di Roma. Su questo punto la sua concezione protestante gli nasconde la neces­sità dottrinale che la sede di Roma sia quella del pontefice, in quanto è il successore del primo vescovo di Roma, S. Pietro. 2)
Nemmeno l'abate Gioberti, malgrado quanto aveva dichiarato sulle fun­zioni civili del pontefice, vede possibile l'accordo fra le potenze cattoliche per la restaurazione; e in una lettera all'inviato spagnuolo a Torino rifiuta la proposta di Madrid a tale scopo: ma, anche se inconfessato, è chiaro il fine di arrogarsi il merito di eseguirla da solo.
Ad appianare le difficoltà al Cancelliere, Gioberti cade e con lui la vel­leità sarda d'intervento negli Stati pontifici, mentre gli umori di Gaeta verso Torino diventano sempre più aspri, fino a perseguire anche nel Napoletano l'abate Rosmini, già tanto in auge.
Se poi la Sardegna, mentre è in vigore l'armistizio, facesse qualche moto offensivo, come invadere a mano armata la Toscana (è quanto velatamente si teme), l'Austria sarebbe costretta a muoversi a sua volta, occuperebbe le Legazioni e Ancona e la misura sarebbe giustificata dall'appello papale.
Constatata la gravissima insufficienza di Spagna e Napoli, e l'inaccet­tabilità della proposta francese sull'aiuto da parte della Sardegna, biso­gna ripiegare sull'accordo delle due grandi potenze cattoliche: Francia e Austria.
Accordo piuttosto difficile, ma non impossibile, purché si rimanga sulla base della Nota del 18 febbraio, e la Francia, pur tenuto conto dei suoi im­barazzi interni, mantenga l'impegno dell'appoggio morale e, se del caso, anche materiale.
I plenipotenziari francesi sembrano convinti. Evidentemente pesa sul loro atteggiamento la gravissima condizione finanziaria francese, già confi­data al Thom dal Thiers (24 marzo '49), per cui la Francia non potrà, per due anni almeno, prender parte ad alcuna guerra, a meno d'un grande ob­bligo politico d'onore . Le istruzioni ricevute ripiegano sull'ultima proposta del governo di Parigi: i mezzi conciliativi, perchè l'intervento armato sembra difficile da giustificare davanti all'opinione pubblica. s)
A Gaeta si passa alla divisione dei ruoli, distribuiti dall'Antonelli, se­condo le istruzioni confidenziali ài Esterhàzy, tacendo ad arte sulla questione del presidio austriaco d'Ancona, per non suscitare gelosie francesi.
In questo modo il cardinal pro-segretario non fa che eseguire le istruzioni che la cancelleria austriaca ha fatto pervenire al suo inviato ancora il 5 marzo4)
i) Vedi B. MOSCATI, op, cti. p. 44.
2) Cfir. Atois SIMON, art. cil.
*) A. S. W., Naples XI - 4.
i) A, S. W., Rome - XI - 202 - Expéditions - Anche in R, MOSCATI, OJ>. cit., p. 52.