Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <230>
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Maria Cessi Drudi
revole ai rivoluzionari, per poter sconfessare davanti all'Assemblea qualunque accordo preliminare eoa l'impero absburgico.
In questo modo, all'apertura della conferenza di Gaeta, si delinea la po­sizione delle due maggiori potenze, bisognose di equilibrare la loro influenza nella penisola; bisogno che sorpasserà addirittura le loro esigenze ideologiche, se il cancelliere può prevedere che il tricolore francese sulla cupola di S. Pietro, non vorrà significare necessariamente trionfo rivoluzionario, ma soddisfa­zione di amor proprio nazionale e di spirito cattolico. E la Francia accetterà d'altra parte di allineare le sue navi a Civitavecchia anziché ad Ancona, di dove avrebbe dovuto aiutare Venezia, baluardo della rivoluzione.
Però, fin dall'inizio della conferenza, anzi dai preamboli confidenziali, i plenipotenziari francesi hanno la sensazione di esser considerati in sottordine. Qualcuno aveva già fatto una amara constatazione: d'Harcourt e Pareto sono negletti e senza influenza. Essi avrebbero idee più conciliabili .
Inutile la protesta d'Harcourt per la presidenza della conferenza offerta all'AntonelH, sempre imbarazzante anche con la sola presenza, soprattutto quando si trattasse dei mezzi necessari a prevenire nuove catastrofi nello Stato pontificio.
Pur convinto che il carattere dato alla conferenza, cioè combinare il piano di esecuzione calcolato sulle forze disponibili , e la stessa ripartizione dei ruoli gestita dal pontefice, ne ostacolerà i lavori, d'Harcourt a malincuore cede tanto più. che gli si affianca il più duttile conte de Rayneval, di ritorno dalla sua inutile mediazione a Palermo.
La Spagna si dichiara pronta al soccorso (con 7 mila uomini), purché, se è sola ad agire, o con Napoli, l'Austria la garantisca dalla Sardegna e la Francia da imbarazzi inglesi.
L'Antonelli avrebbe ripartito i ruoli in tal modo: Roma e dintorni alla Spagna; a Napoli: la Campania, la Sabina, l'Umbria e le Marche; alla Francia: Civitavecchia, la parte settentrionale del Patrimonio di S. Pietro, l'Orvietano e Perugia; all'Austria: la Romagna e Ancona.
Il promemoria del cardinale è nelle mani del cancelliere viennese prima che la conferenza abbia ufficialmente inizio: 30 marzo.
In questa prima seduta tutti si trovano d'accordo, ma su un lato nega­tivo: l'impossibilità della restaurazione papale da parte dei Romani, invano auspicata. Il d'Harcourt, fedele all'intenzione del suo governo, di escludere qualunque intervento non italiano, ripropone il progetto sardo-napoletano. *) Sfa il plenipotenziario austriaco si oppone fermamente alla cooperazione sarda in una questione cui partecipa l'Austria; e suggerisce ironico che non giova né meno alla Francia sostenere illusorie speranze nazionaliste italiane, che già qualcuno colà ha definito sogni .
I plenipotenziari francesi, dal canto loro, sono costretti ad ammettere che il loro governo si trova in serio imbarazzo dinanzi alla precisa volontà pubblica.
Di fatto l'Assemblea ha assunto preciso impegno votando un ordine del giorno che invita il governo a prendere le necessarie misure per la liberazione d'Italia. Su questo dissidio, ben grave se i diplomatici francesi lo ammettono
i) Vedi R. MOSCATI, op. cfr., p. 59,