Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <231>
immagine non disponibile

Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 231
di fronte agli avversari (e PEsterhàzy su tali constatazioni trova il collega d'Harcourt poco adatto alla missione affidatagli), si impernia tutta la malsi­cura azione francese per sfociare nel tragico epilogo.
I due diplomatici insistono sulla repugnanza da parte dell'opinione pub­blica del loro paese per qualunque intervento non italiano, anche se ricon­dotta la questione in termini puramente cattolici; sull'imbarazzo di Parigi per la proclamazione del non intervento ; ed infine sul terrore dei Romani alla prospettiva di intromissione straniera.
Ma il cardinal Antonelli oppone che gli giungono quotidiane petizioni dai Romani, reclamando l'azione d'una grande potenza: Venisse anche il Tur­co, i Romani lo benedirebbero . L'affermazione, malgrado la vivace azione dei circoli, può anche essere vera: sulla tradizionale apatia, sull'aspirazione alla quiete antica della popolazione romana, del tutto immatura politicamen­te, sulla penosa situazione finanziaria del governo, incapace a esigere i con­tributi, tanto che il governo non può disporre a piacimento nemmeno di cinquanta scudi , *) certo gravavano le disastrose notizie delle sconfitte pie­montesi e facevano vacillare quella compostezza e quella calma, che tanto affidamento avevano dato al Mamiani. Si sussurra perfino d'una congiura affidata al brigante Nardoni che, con undicimila uomini e d'accordo col co­mandante di Castel S. Angelo, 2) rovescerebbe i triumviri, impadronendosi della città in nome del papa: la diceria non ha valore che come significato della vacillante volontà romana.
Anche l'artificioso silenzio, a Gaeta, sulla presenza della squadra austriaca ad Ancona, in luogo di quella francese che avrebbe rinfiammato propositi rivoluzionari in Adriatico, è inutile.
Perchè l'Hiibner, e non è tutto merito dell'abilità diplomatica, mentre le armi piemontesi rovinano paurosamente, ha già ottenuto dal Thiers, emi­nenza grigia del gabinetto francese, mano libera per l'Austria nell'Italia cen­trale, rispetto dei trattati del 1815, nessuna squadra francese nell'Adriatico. Qualche giorno più tardi 3) l'Hiibner annuncerà la stesura di veri accordi segreti tra Austria e Francia sull'affare di Roma. Per tali accordi, l'Austria avrà l'iniziativa, occupando Bologna, donde, ristabilito il governo pontificale, evacuerà; restaurerà con le sue forze il granducato in Toscana, mentre la Francia sbarcherà a Civitavecchia. Il Thiers va anche oltre.
All'alleanza segreta austrofrancese corrisponderà un'azione esteriore non solo divisa e individuale, ma con tono diffidente, per riguardo al malfermo gabinetto francese; mentre il suo discorso del 4 aprile all'assemblea è di tale brutale franchezza, che amici e avversari qualificano delittuosa .
Pare che di tutto questo armeggio del Thiers i plenipotenziari a Gaeta non avessero notizia; in ogni modo il Drouyn non li informa. Però, fin dal­l'inizio* esprime il parere che la conferenza avrà poco successo.
Anche d'Harcourt e de Rayneval sembrano scettici sul risultato della loro azione diplomatica, se, fin dalla prima seduta, chiedono garanzia sulle future istituzioni politiche del restaurato governo papaie ed insistono, tutto altro che rassicurati dalle dichiarazioni dell'AntoneUi, che gli antecedenti di
') La Repubblica Feruta, cit., due. 470;
2) Ibidem, cloc. 526.
3) A.S. W., Fratone, 30. Dp. 3 aprile.