Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
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1958
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Marta Cessi Drudi
Pio IX garantivano della sua sollecitudine per i propri sudditi , dichiarazione di cui afferravano tutta l'ambiguità.
Drouyu stesso si era preoccupato dell'appoggio austriaco a Gaeta, riguardo le libertà costituzionali che il papa dovrà elargire al popolo romano.
A questo proposito l'Hubner fa una curiosa proposta: il Guerrazzi, già così bellicoso, s'è offerto di fare egli stesso la controrivoluzione a Roma. Si potrebbe giovarsene . La notizia trova riscontro in un'altra che, da fonte sicura , è inviata di Toscana al Castellani, riferita nella lettera del 14 marzo ... il partito Guerrazzi è potente, ma egli se ne serve per i suoi fini ambiziosi, non curando i bisogni della patria ... il partito clie vuole l'unione con Roma, è forte; ma nulla otterrà da Guerrazzi, se non gli assicura a Roma un posto nel potere esecutivo . Ed ancora in una del 17 marzo: ed è nota l'ambizione di Guerrazzi, che, non compensato, potrebbe unirsi agli opponenti e sembra celare un grande segreto (come so da Mazzini); da questa assemblea adunata in sezioni venne fatta a Guerrazzi l'offerta di un posto di triumviro, nel caso in cui la unione venisse decretata . *)
Frattanto in Francia, Falloux, ministro dell'istruzione, cattolico e legittimista, spinge con tutti i mezzi all'intervento.
Il presidente, mal disposto verso l'Austria, simpatizzante con l'Inghilterra, che, potenza non cattolica, non interviene a Gaeta almeno ufficialmente, ma sorveglia le cancellerie europee, accoglie attento i consigli di Mole per lo sbarco a Civitavecchia. Per questo il consiglio dei ministri francese invia a Roma agenti segreti (Mercier fu visto il 10 marzo e anche a Gaeta) per sollecitare dal popolo romano l'intervento armato. L'Hubner ne è informato, ma ha anche avuto garanzie che, una volta arrivate a Roma, le truppe francesi seguiranno l'esempio dell'Austria e ristabiliranno l'ordine antico.
L'Esterhàzy a Gaeta è informato confidenzialmente dal Thom 2) del buon andamento delle trattative parigine e può, non solo calmare l'impazienza del papa e dei suoi consiglieri, ma dirigere con intima sicurezza della completa restaurazione papale, la conferenza, mentre d'Harcourt e de Rayneval mancano spesso di istruzioni o le ricevono monche dal proprio governo, di cui non conoscono l'accordo segreto con Vienna. L'Esterhàzy lo sottolinea con una punta di ironica meraviglia.
Alle deplorazioni dell'Antonelli per l'anarchia che imperversa a Roma, che dovrebbe esser stimolo a sollecito intervento, il duca rinfaccia al papa e al suo consiglio di non aver accettato l'invito di rifugiarsi in terra di Francia. Il popolo sarebbe sorto con slancio unanime e l'intervento francese avrebbe già rimesso il Santo Padre sul trono, col pieno beneplacito dei Romani, cui l'opera dei Francesi soli sarebbe stata gradita. Non soltanto: anche l'Austria ne avrebbe avuto vantaggio, per economia di forze militari e garanzie, che la Francia, soddisfatta del proprio predominio nell'Italia centrale, avrebbe dato a Vienna in casi di rinnovati disordini in Alta Italia .
Con grande abilità il diplomatico austriaco conduce la discussione sull'impossibilità d'un intervento isolato, a cui gli altri plenipotenziari si oppongono concordi, inchiodando il duca con la domanda; il governo di Parigi ha cambiato intenzioni o ha dato nuove istruzioni ?
i) La Repubblica Veneta cìt., doc. 502, SOS. *) A. S. W Franco, 30. Rapporta.