Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <239>
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Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 239
A Vienna il cancelliere se ne rende conto. Il est de notrc iutérèt de les menager questi imbarazzi parigini e soprattutto evitare che, agendo così a colpi di testa, la Francia non trascini anche l'Austria in complicazioni tali da sfociare in un conflitto. Bisogna sforzarsi in tutti i modi di allontanare tanto malanno. E il tono del principe è veramente percorso da un Brivido: egli crede di intrawedere in tutte queste indecisioni la suggestione malefica di Palmerston.
Il rimedio sarà, per ora, continuare i lavori autour d'une table ronde e discutere e parlare. Resistere a pretese troppo audaci o in qualche modo pregiudizievoli, ma accettare il lato pratico e utile in quelle ragionevoli: in ogni modo astenersi da posizioni nette e impegnative.
Se l'Austria non vuole a nessun costo arrivare ad un conflitto con la Francia, né meno vuole unire il suo aiuto a quello francese; non come il go­verno parigino per impegni ideologici, ma per timore che il contatto fra le truppe inquini quelle austriache, fra cui s'insinua già il lievito ungherese.
Però mira a impegnare la Francia nella questione romana e impegnarla così seriamente da stornarla da ogni altro affare italiano. *)
Il pretesto con cui giustifica a Pio IX di non volere unire l'Austria al­l'azione francese, dal papa così deprecata, è che la Francia vuole fargli vio­lenza per imporgli un sistema di governo liberale, mentre l'Austria desidera soltanto assisterlo coi suoi consigli. Inutili le pressioni anche del re di Napoli, imbarazzatissimo dalla gelosia dell'Oudinot alle porte di Roma; inutile la proposta dell'Antonelli, che vorrebbe posta esplicitamente alla conferenza la domanda precisa, a nome del papa, dell'occupazione quadripartita di Roma, che mantenga intatto il principio cattolico dell'intervento, come formulato nella nota papale del 18 febbraio. Il diplomatico austriaco riesce a procrasti­nare la data della seduta, per lasciar adito alla voce del cancelliere di giunge­re, ammonitrice e persuasiva, a calmare il pontefice, v?
Ma il fragore delle armi cresce.
Oudiuot, pur protestando di ostacoli che si frammettevano ad un vero accordo aveva finito per accedere alle pressioni del colonnello Agostini e di mons. Falloux (fratello del ministro) e accettata la collaborazione napoletana per un attacco definitivo a Roma, entrambi supponendo l'aiuto austriaco.
Il 16 maggio, evidentemente subendo il contraccolpo del contegno del­l'Assemblea, Oudinot ha declinato tale accordo.
Quando Garibaldi aveva attaccato Palestrina, Ferdinando aveva ripie­gato su Velletri e lo scacco era stato assai grave di conseguenze demoraliz­zatrici. Lord Napier (già incaricato inglese a Napoli), colla giustificazione di curare le persone e le proprietà inglesi nella città assediata, spiega nella que-
i) Enterhuzy ai preoccupa nella sua corrispondenza colBruck, della condotta delle truppe austriache e deOa ferocia dei capi nella repressione clic, a confronto col contegno della troppa francese, potrà molto nuocere al prestigio e olla simpatia italiana verso l'Austria (lett. 27-4-1849) e il Bmck accetta il consiglio e lo gira, attraverso Rodetzky, ai capi. Cfr. A. Fatppuzzx, op. piti, p. 140.
2) In questo tempo, lo Schwarzenberg scrivo al Braok (8-5'49) la sua speranza che la conferenza di Gaeta metta d'accordo lo quattro potenze sul modo dell'intervento: le truppe napoletane occupino le coste adriatiche ed Kstcrhaxy o Martini da Napoli facciano in tempo ad avvisare Rodetzky che arresti il gai. Wimpfen o l'ammiraglio Dahlorasp. Clic. A. FlEtpuzzr, p cu., p. 167.