Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <242>
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Maria Cessi Drudi
L'armistizio ch'egli ha trattato coi triumviri, da governo a governo, ha la disgrazia non solo di urtare la suscettibilità di Oudinot e del suo stato maggiore, ma di cadere nel momento in cui avvengono le elezioni in Francia. In realtà l'Oudinot ha sulle prime accettato la tregua proposta dal Lesseps e le trattative che non divergono molto da quelle avanzate dal generale. Ma, mentre si trattava con l'Assemblea romana e coi triumviri, Oudinot ha passato il Tevere coi pezzi d'assedio e da ciò il popolo romano ha una tale delusione che tumultua con grida di abbasso contro Lesseps. Il quale, irritatissimo, chiede riparazioni e minaccia di non riconoscere nella repubblica romana un governo di fitto, ') lasciando la città.
La nota che, dall'esterno, invia all'Assemblea è definita stravagante non solo dall'inviato veneto, che ne invia copia al suo governo,2) ma dall'As­semblea romana stessa, che non vi risponde, trovando il comma aggiunto ai precedenti che i territori romani sono garantiti dalla Francia contro qualunque invasione straniera abbastanza ambiguo.
Dopo tre giorni Lesseps torna a Roma e riprende le trattative col trium­virato, nelle quali l'articolo che contempla la libertà romana intorno alla propria forma di governo, è soppresso e l'ubicazione delle truppe viene con­cordata su posti non insalubri, esclusa la città di Roma, attraverso cui sarà permesso il transito. H tutto sarà ratificato dalle due Assemblee, e la denuncia della tregua dovrà avere quindici giorni di preavviso.3)
Mazzini non è soddisfatto, ma ha dovuto cedere all'approvazione del­l'Assemblea. Eppure serpeggia una sorda diffidenza: perchè Lesseps è stato cosi facile e corrivo ? Quale scopo segreto è il suo ? Forse egli si adopera in prò del suo partito, forse vuol seminare discordia e diffidenza fra i romani; peggio: vuol appoggiare gli austriaci.
Ma la gelosia delle due iniziative, la politica e la militare, espresse dai due uomini, Lesseps e Oudinot, esplode. Mentre il diplomatico maldestro si accinge a firmare la convenzione approvata dall'Assemblea, il generale fran­cese rompe la tregua, occupando monte Mario. Crede il Lesseps di poter trat­tenere l'esercito (9 mila uomini) dall'assalto, ostentando il patto che incita a firmare. Ma il generale non attende oltre: protesta di sentirsi libero di agire. E malgrado la frettolosa conclusione a Roma, Oudinot, rifiuta al campo la propria firma a ratifica del patto.
Amareggiato, deluso, sconvolto, Lesseps, rientrato a Roma dal quartier generale, dove era stato così male accolto, destituisce Oudinot a nome del proprio governo. Oudinot si ride dell'ordine: un dispaccio telegrafico da Parigi pone Lesseps ai suoi ordini e lascia a lui piena libertà d'azione militare.
La missione di Lesseps è finita: parte per Parigi. Egli non è stato che un episodio, per quanto clamoroso e infelice, della lotta elettorale in Fran­cia, l'esponente, forse inconscio, ma ambizioso, d'una manovra di politica interna. L'azione militare riprende sbrigativa e decisa, malgrado la ritirata clamorosa del re di Napoli e della sua truppa, ohe, pur presentata come un
) La Repubblica Vnmlu ci/., doe. 590, 595 e sg.
M)' Ibidem, doc. 599.
) Ibidem* allegato al doc. 005.