Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <243>
immagine non disponibile

Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 243
ripiegamento, una marcia retrograda , di cui la colpa va naturalmente alla mancata collaborazione francese, ha rinverdito le speranze e gli ardori repubblicani in Roma e fuori di Roma.
Le trattative di Lesseps avevano aperto una parentesi pacifica, non solo nelle operazioni militari, ma nei rapporti tra francesi e romani che risto­rano la cordialità primitiva nella sicurezza qu'il n*y aura plus reprise d'hostilité entre les francais et les romains . *)
Durante un banchetto, cui partecipano quaranta ufficiali francesi, si brinda alla repubblica romana e ai suoi difensori e altrettanta cordialità si manifesta nei campi di Palo e Castel di Guido. D'un tratto le trattative sono rotte, Pamicizia è finita, Roma è assalita in forze.
E questo povero popolo romano, che aveva opposto indifferente apatia al susseguirsi di avvenimenti tanto straordinari nell'ultima annata, era an­dato man mano accalorandosi sulla scia d'una minoranza accesa in gran parte composta di immigrati e impegnandosi alla difesa della città e della repubblica. Sballottato fra gli opposti sentimenti riguardo ai Francesi, pre­sentatisi come protettori, poi divenuti attaccanti, immaturo da troppo lunga inesperienza di responsabilità politica, vede compiersi il proprio destino nelle decisioni di gente estranea o addirittura straniera, e non è che troppo logico e naturale che si lasci abbattere e infine trovi nella disperazione l'ultimo coraggio.
Frattanto Radetzky, entrato a Bologna, compiuta tale pieuse mission ha inviato le chiavi della città al papa, omaggio al legittimo sovrano. Il procede delicat ha molto solleticato Sua Santità, ha scosso gli spiriti a Gaeta, che il vigore dell'azione francese aveva costernato: il card. Antonelli si batteva la testa, convocava più volte il corpo diplomatico, non sapeva darsi pace ;2) ma soprattutto ha convinto il pontefice che il contegno austriaco di limitare l'operazione militare agli Apennini, era il più adatto, anche poli­ticamente, per il confronto con quello francese.
Per ciò la settima seduta si limita all'annuncio ufficiale della caduta di Bologna e della consegna delle chiavi.
Ma i diplomatici francesi intuiscono che è necessario strappare almeno una promessa al papa, prima- che sia troppo tardi e le circostanze irrobusti­scano la sua resistenza. Dopo attacchi diretti, e perfino inopportuni, asse­risce il rappresentante austriaco, presentano una nota supplementare, in cui si rifanno agli argomenti già usati nelle precedenti sedute della conferenza ed aggiungono minaccie di futuri pericoli. In questo suo rapporto appare evidente che l'inviato austriaco dimentica di aver raccolto le dichiarazioni letterali dei plenipotenziari francesi, che sconfessavano quelle del loro governo.
Il pro-segretario di Stato Antonelli, vorrebbe respingere la nota, perchè il procedimento isolato è irregolare, ma si lascia persuadere dall'Esterhàzy a rispondere, per ribadire i punti fondamentali della questione; valide soltanto le conclusioni della conferenza; assoluta indipendenza papale; inviolabilità del carattere sacro del capo della Chiesa universale.
) A. S. W., Napoli, XI - 4.
2) La Repubblica Veneta étti?, doc 594.