Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <246>
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Maria Cessi Drudi
governo Tocqueville dinanzi all'opinione pubblica, sulla spinosa questione romana, il cancelliere impecialo ha sensazione nettissima. Suppone (anzi il Golloredo da Londra glielo assicura formalmente) che a sospingere e a soste­nere l'azione francese a Roma si muova la mala volontà di Lord Palmcrston, desideroso di neutralizzare nella penisola italiana l'influenza austriaca in tutti ì modi, quantunque il primo ministro britannico abbia dichiarato che non vuole entrare nella questione romana, cattolica, ma interessante l'equi­librio europeo ed egli la tratta con aperto distacco, prodigando consigli liberali.
Tutto ciò conforta il principe a persistere nel suo diniego alla richie­sta papale di far arrivare le truppe austriache sotto le mura di Roma, Appunto perchè il contegno della Francia ha allargato fino alla più. spic­cata evidenza il solco che divide le potenze soccorritrici, sarebbe infantile illudersi che lo sventolio della bandiera austriaca sulle mura di Roma di fronte a quella francese potesse compiere il miracolo d'un accordo. È qui evidente che il cancelliere non intende partecipare né meno al papa l'accordo inter­corso a Parigi. Sa troppo bene il governo austriaco come siano considerati reazionari i suoi soldati e quanto più vigore accrescerebbe, a dir poco, la loro presenza alle simpatie francoromane. Sua Santità dimentica d'aver in sua mano le sole armi veramente potenti: quelle morali. Su una base di ferma resistenza passiva a qualunque insinuazione di politica liberale, il papa potrà aggiungere la denuncia di tale violenza a tutto il mondo civile. Ed ancora, dal punto di vista cattolico: Rome est là où est le Pape e quindi qualunque luogo degli Stati pontifici, ove la sua autorità sia riconosciuta, sarà adatto a ospitarlo come sovrano. Ma il papa, col suo carattere fanciullescamente in­sofferente, insiste: vuole una soluzione rapida, che tronchi i troppi indugi. E questo non perchè si preoccupi delle condizioni della popolazione romana, che pur pareva essergli tanto cara, quando, osannando ad ogni concessione, riusciva a strappargliene dell'altre e delle cui sofferenze non fa parola, ma soltanto di salvare la pericolante sovranità temporale.
Lo Schwarzenberg sinceramente prospetta tutta la complessità della Situazione austriaca, politica e militare (Ungheria, Germania, Sardegna), che non permette all'Austria di sorpassare la linea di Ancona per aller au de là , e consiglia calma e pazienza. Qu'il sache se résigner à laisser aux évé-nemens le tema d'arriver à par fa ite mat urite . Che frattanto si occupi a riorganizzare le provincie rioccupate, restaurando l'ordine, la pace e quelle misure giuste e illuminate che saranno la miglior propaganda verso Roma stessa.
L'ombra di impazienza che traspare da tali consigli, improntati perfino a un relativo illuminismo riformatore, se non, piuttosto, a semplice buon senso bisogna convenirne prende più solida sostanza nella lettera particu-lière che il giorno stesso H cancelliere detta per il suo rappresentante a Gaeta. ') Sua Santità sembra aver dimenticato quel tempo, così prossimo, in cui dichiarava che si sarebbe rinchiuso da sé in Castel S. Angelo o in un convento prima di vedere un, solo soldato straniero, e soprattutto austriaco, posare i piedi sul suolo della sua patria. Adesso Sua Santità vorrebbe affol­
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