Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <249>
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Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 249
Nel frattempo la conferenza siede ancora una volta (21 luglio) e per entrambe le sedute lo Scbwarzenherg manda istruzioni; ma del retroscena diplomatico locale manca la testimonianza austriaca. Si può, però, cogliere anche nel linguaggio diplomatico del resoconto della decima seduta il persi­stere delle preoccupazioni, diffidenze, pigrizie, che già erano risaltate chiare nella precedente.
Oudinot, per bocca del de Rayneval, insiste sulla necessità che Albano, da cui i Napoletani sono stati sloggiati da Garibaldi, Tivoli e Frascati siano stanza delle truppe francesi anche dopo la caduta di Roma, incapace mate­rialmente a contenerle, e migliore residenza di questa, perchè senza il pericolo della malaria. Alla richiesta il conte Ludolf non si oppone minimamente, soddisfatto che i Napoletani non siano mossi, ma chiede ai Francesi di sorvegliare le bande romane, una volta rese Ubere dall'assedio, perchè non abbiano ad assalire l'armata napoletana. Implicita, ma chiara ammissione dello stato psicologico e organizzativo di quell'esercito.
Cosi, sulla necessità di occupare Porto d'Anzio, punto vitale del riforni­mento romano ai rivoluzionari, sono tutti d'accordo; il compito vien defe­rito agli Spagnuoli e Martinez si riserva di eseguirlo con le truppe di rin­forzo chieste a Madrid. Eppure le brecce nella prima cerchia romana sono già aperte, le perdite degli assediati appaiono gravi anche da lontano e il bisogno di esaltare gli sforzi riuniti degli alleati sarebbe incalzante* Invece, attorno à la table ronde si continua a discutere sulla parte di territorio d'occupazione riservato ad ognuna delle quattro potenze, che la conferenza dovrebbe regolare.
Malgrado le assicurazioni dello Schwarzenberg, che trova il Tocqueville più ragionevole sul problema delle istituzioni liberali da adottare nel restau­rato Stato pontificio, il governo francese, evidentemente poco fiducioso, preme per ottenere l'aiuto di quello imperiale in tal senso, presso il Santo Padre. Concomitante e diretta l'azione del Palmcrston, che sollecita il consi­glio viennese, perchè il papa si decida a dotare il proprio paese di riforme costituzionali. *) E poiché i fatti precipitano, le parole sono più ciliare: otte­nere dal papa il mantenimento inalterabile di tutte le istituzioni politiche, di cui aveva già dotato lo Stato. Naturalmente, il governo di Vienna non può seguire quello di Parigi in tali richieste, e tanto meno unirvisi. H principe si rende ben conto, e lo ha sempre dichiarato, che Pio IX non può riportare lo Stato alle condizioni del '46. Un crudo resoconto del gen. Wimpffcn sullo stato delle popolazioni sottomesse è li a dimostrare quanto sarebbe pericoloso non comprenderne i disagi, i bisogni e come necessario andar loro incontro.
Ed è amarezza constatare che nel torrente infinito di parole dispensate alla conferenza, sia solo una voce austriaca a sottolineare al papa e ai car­dinali del Consiglio le miserrime condizioni dei popoli pontifici. Certo, la ragione è esclusivamente pratica e politica, e non umana o pietosa, ina in ogni modo bolla il silenzio dei responsabili:
Cette lettre [di WimpiTenj est de nature à mettre dans tout leur jour les immenses diffieultés que le gouvernement pontificai rencontrera sur sa route; diificultés qu'il He rénssira a vaincre qu'en faisant les plus grands efforts
1) A. S. W., P. K. Angleterre - 28 - Varia.