Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
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1958
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Maria Cessi Drudi
dei cardinali, ha avuto la comunicazione della restaurazione papale dalla cancelleria pontificia due giorni dopo l'avvenimento, ed in minuta.
Gravissima d'incognite la soluzione amministrativa della città, a cui i cittadini, fra applausi e sparatorie, si rifiutano di partecipare, come il Galletti, *) Io scioglimento delle Bande, anche se quella di Garibaldi è già uscita; e, preoccupantissima, la destinazione dei ribelli e capi stranieri , non romani cioè, non arrestati, che certamente ristabiliranno, ovunque trovino un rifugio, un nuovo focolare di ribellione. Mandarli il più lontano possibile,, nelle colonie francesi o inglesi o nelle isole Filippine (spagnuole), ed anche il più presto possibile.
A vittoria ottenuta, riaffiora più prepotente il bisogno di difendere il restaurato Stato, e perfino il rappresentante francese (d'Harcourt è partito per Parigi senza avvertire nessuno e de Corcelle agisce fuori della conferenza) non osa protestare, limitandosi a raccomandare una amministrazione illuminata, istituzioni rispondenti ai bisogni del popolo, alla generosità di Pio IX.
Ora che le insegne papali sono issate su Castel S. Angelo, impossibile esigere più nulla. La manovra diplomatica sarà un'altra: isolare l'Austria, escludendo dalle deliberazioni finali di Gaeta, Spagna e Napoli. Ma l'Antonelli, messo sull'avviso da confidenze di Esterhàzy, vi si opporrà deciso.
Lo stesso animoso de Corcelle, che pareva così bene intenzionato all'arrivo, è una delusione nuova per il governo pontificio e per l'inviato austriaco.
H papa, da uno stato di esultanza alla notizia della caduta di Roma e alla consegna delle chiavi della città, da parte di Oudinot, è passato senza interruzione all'inquietudine, all'ansia, con quella mobilità cb'è propria del suo carattere inquieto , fino a confidare al plenipotenziario austriaco:
Fino ad ora non vedo altro che un'occupazione di Roma da parte dei Francesi; sarà stata la terza in cinquantanni. Il numero 9 è fatale per la Santa Sede: abbiamo avuto il '99, il *9, ed ora ci tocca vedere il '49! .
Di fatto, fin dal primo momento, il de Corcelle aveva reclamato istituzioni liberali, una manifestazione, un impegno pubblico del papa per le concessioni, perfino riforma nella Chiesa. R card, pro-segretario abilmente gli mostra il proclama pubblicato il 17 luglio e alla dichiarazione di de Corcelle che lo trova insufficiente ai bisogni romani e ai desideri del suo governo, lo avverte che lo ha già inviato a Roma. L'agente francese protesta vivamente contro tale misura, presa senza accordo, né preavviso, definendola arbitraria. TI cardinale assicura che nessuna altra potenza era stata informata. Non era vero: al rappresentante austriaco era stata mostrata, in minuta, dal papa stesso, in via del tutto confidenziale . In ogni modo, che il papa non aspettava l'approvazione delle potenze per parlare ai suoi sudditi. In tono sommesso, ma deciso il de Corcelle ricorda che a Roma sono entrati trentaquattromila soldati francesi e che questo fatto meritava una considerazione speciale. Dimenticava che la Francia, a Gaeta, aveva corso il pericolo dell'interdetto ?
Ma il Francese non desiste e ribadisce la richiesta in una Nota ufficiale (che è la replica di quella presentata dai plenipotenziari il 3 marzo), nota che il governo pontificio respinge col sottile pretesto che il de Corcelle non ha
i) La Ripubblica Veneta, op. r,ii. doc. 634*