Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <253>
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Contribuii alla storia della conferenza di Gaeta 253
presentato le credenziali e non può essere considerato agente diplomatico. E mentre quello s'infuria inseguendo il d'Harcourt già partito, e il de Rayne-val, malato, si perde gran tempo, che è proprio ciò che il cardinale voleva, perchè gli permette di sostituire al ministero nominato da Oudiiiot e che ha già mutato 0 titolo, troppo ostico al papa, in commissione interinale, sosti-tuire e insediare un fido triumvirato: Della Gcnga, Vannieelli, Altieri. I nomi dei due primi cardinali hanno piena approvazione dell'inviato austriaco, perchè favorevolissimi all'Austria; Altieri, inviso al papa, all'Antonelli, airEsterkàzy, ha fama ed è di simpatie liberali. La sua nomina è stata fatta all'ultimo momento, in sostituzione del cardinal de Angclis, vescovo di Fermo, città in mano ai mazziniani, e anche per dorare la pillola ai Francesi. Ma sotto la ferrea presidenza del Della Genga, la sua influenza si annullerà.
Sulla scia di questa linea, quando il generale Oudinot è andato di per­sona a pregare il Santo Padre di tornare a Roma, o almeno di farvi una visita di qualche giorno, Pio IX si è decisamente rifiutato, per timore che questo suo atto significhi un omaggio alle forze francesi, e certo non vuole compierlo per non urtare la suscettibilità austriaca; infine soprattutto per non trovarsi involontariamente impegnato sia con la Francia che con i Romani.
La lotta, invero, si fa serrata tra Austria e Francia, nelle persone del de Rayncval e dell'Antonelli, dietro cui vigila Esterhàzy, confidente, consigliere e perfino paciere fra il diplomatico francese e il papa, a conclusione di aspris-simi dibattiti.
Di fronte a tali ragguagli sorge spontanea una perplessità: il lungo si­lenzio del rappresentante austriaco di cui il cancelliere si lagna (27 giugno 13 agosto), giustificato dall'oftalmia, cui pare strano non abbia potuto ov­viare in qualche modo, si potrebbe attribuire all'insinuante, persistente la­vorio giornaliero accanto al papa e soprattutto presso il cardinal pròsegre­tario, inteso a preparare gli schemi del ricostituendo sistema governativo pontificio, che viene alla luce nella dodicesima seduta della conferenza e scatenerà pia aperta lotta. Al punto che il Tocqueville si lagna a Vienna che il plenipotenziario austriaco sia più intransigente del cancelliere stesso, si da apparire addirittura in contrasto e lo prega di istruzioni di moderazione, perchè è informato che la popolazione romana è eccitatissima di constatare il ristabilirsi del potere in mani ecclesiastiche. Anzi osserva con mal celato risentimento che le truppe francesi non sono in Roma per far servizio di polizia sui Romani. Le lamentele francesi e il tono soddisfatto con cui l'Esterhàzy presenta il faticato schema e ne difende la sufficiente libera­lità allo Schwarzenberg e infine la cura scrupolosa di restare nell'ombra nel corso della seduta per assumersi la parte di pacificatore, suggeriscono questo interrogativo. Lo schema redatto dal cardinal pro-segretario, o in collaborazione, è accluso nel testo originale italiano nel dispaccio dell'inviato austriaco, rimessogli confidenzialmente dall'Antonelli stesso.
In maggio Sua Santità aveva dato un certo affidamento verbale ai rap­presentanti della Francia sul futuro assetto dello Stato papale e i diplomatici vi avevano ravvisato il valore di una promessa. ') La disapprovazione del
') Cfr. anche: A. M GiilSAi.BEnTJ, Una restaurazione reazionaria e imperita, in Ar­chivio della Società Romana di noria patrio, a. LXXII (1949).