Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
anno
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1958
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Maria Cessi. Drudi
pieni pò te tizi ario austriaco e inatti re riflessioni hanno indotto il pontefice a sopprimere tacitamente il voto deliberativo in materia finanziaria. Dai dispacci dell'Esterhàzy si vede con chiarezza come si era potuto arrivare a tale patteggiamento. Pio IX si era deciso a dare alla Consulta poteri deliberanti, perchè, avendo promesso di ridare a Roma le istituzioni spontaneamente promulgate, che si definivano nella Consulta, aveva creduto attributi essenziali, primitivi di essa i poteri deliberanti, da questa non potuti esercitare, data la sua breve durata.
Si credeva quindi obbligato a concedere i poteri deliberanti alla Consulta, in quanto già implicitamente concessi.
Da notare l'ambiguità della formula* sulla quale si impernia il successivo procedimento di ritrattazione. Perchè. ricerche piti esatte sono parole di cui rEsterhàzy sottolinea l'importanza, forse per attribuirsene il merito hanno potuto convincere il pontefice che non v'era alcun vincolo religioso che obbligasse la sua coscienza, la quale pertanto poteva ritenersi libera di annullare la promessa e quindi negare il voto deliberativo, germe costituzionale per l'avvenire. Lo ha definito tale Cesare Balbo, che involontariamente ha aggiunto pretesto a dissuadere il papa dalla concessione. ''
La sua missione a Gaeta e a Napoli (motivata dalla salute) era stata una vivace esaltazione dei sogni nazionali, e presso il Santo Padre una caldissima sollecitazione a tener fede alle passate promesse costituzionali, facendogli constatare la forza delle opinioni in tutta la penisola, che, buono o meno il sistema costituzionale, formerebbero un giorno la nazione italiana, scrollando la potenza austriaca e collegando nel sistema rappresentativo, tutti i principi italiani. Davanti all'inflessibilità del papa, Cesare Balbo ha ripiegato, limitando appunto la sua richiesta sul voto deliberativo. Neppure questo ultimo lume di speranza si è salvato, ben convinto ormai, Pio IX che il papato costituzionale è un'anomalia, nella quale si nasconde il nocciolo dell'insidia finale: la decadenza del potere temporale.2'
Si può osservare che da Vienna lo Schwarzenberg continua ancora un mese dopo la seduta, cioè il 10 settembre, ad insistere per la divisione dei bilanci: ordinario e straordinario, riconoscendo il diritto di voto, positivo e negativo per il bilancio straordinario; solo di assenso per il bilancio ordinario, asserendo che non votare l'imposta che sostiene il bilancio ordinario è un vero suicidio dello Stato. Àncora convinto della vecchia dottrina che identifica il governo con lo Stato, il cancelliere non può concepire che l'atto di negare il voto al bilancio ordinario sia diretto verso il governo e non verso lo Stato, di cui anzi mira al miglioramento di gestione. Eppure, con intuizione forse istintiva, il prìncipe ammette interpretato ragionevolmente , come egli dice, il diritto di voto, sia pure mutilato. Riconosce la grave difficoltà di tale ammissione, e per nu governo, quale il pontificio, di natura singolarissima: ma bisogna sormontarla o perire . Anzi, prosegue, i danni che lo minac-
') Una latterà del Balbo n d'Azeglio Bui colloqui intercorsi fra il papa l'Antouelli e il Balbo è trascritta du: C. QUAZZA, La diplomazia ri/., p. 396.
2) Il vecchio reazionario Mettermeli vi era arrivato con la sua stretta logica più d'un anno prima: per lui, il ciclo delle rivoluzioni * sana fard * si chiudeva con le Carte Costituzionali, ma la ni tu azione del papa con la Carta non era ammissibile: abbandonasse le redini del potere e fosse semplicemente il vescovo di Roma, A. S. W., P. K. - Rome; 79 - 13 febbraio '48.