Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <255>
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Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 255
dano esigono intelligenza, attività, ') buona volontà all'altezza delle circo­stanze ; delle quali, per quanto conservatore assolutista, egli non può non tener conto ed intuisce che l'unico modo di dominare la situazione, impossi­bile ad annullare, e assecondarla per quel tanto, o poco, che non infirmi le salde basi dei poteri assoluti.
Gaeta provveda, perchè la buona volontà di Pio DC nel realizzare le ri­forme promesse non sia ostacolata da ingerenze di altri stati o da cattivi con­siglieri, nel qual caso il principe spiegherà tutta la sua energia presso Sua Santità perchè le riforme si effettuino realmente .
Ambiguità da ambe le parti: da parte del papa, che giocando sull'equi­voco delle facoltà deliberative della Consulta, accordate, ma non effettuate, isola la promessa di un impegno intimo, riguardante la coscienza religiosa e quindi di giudizio inappellabile; più abile e più pratica la manovra da parte del cancelliere che consiglia e vi insistè il mantenimento della concessione papale ma riducendone l'ampiezza. Evidentemente, la visione dello statista viennese è più ampia e conscia, mentre quella papale si restringe alla preoccupazione della restaurazione intatta. Ciò che lascia perplessi è Patteggiamento dell'Esterhazy, che su questo punto non riesce a imporre i ripetuti suggerimenti del cancelliere e certamente è superato dalla suggestione che l'Antonelli esercita su Pio IX. Si ha l'impressione, da questo suo lungo dispaccio (15 agosto), che egli, malgrado le chiare istruzioni avute in pro­posito e le prevedibili energiche insistenze da Vienna, si affanni a cercare giustificazioni o almeno attenuanti al proprio insuccesso.
Conviene ricordare anche un atto, contemporaneo alla decisione papale, che pare assumere un significato particolare: il 13 agosto Rosmini riceve co­municazione che le sue opere (Delle cinque piaghe. Costituzioni secondo la giustizia) sono state poste all'Indice, in uno all'orazione funebre pronunciata da p. Ventura per i morti della guerra austrosarda. La decisione, vera­mente, risaliva a due mesi prima, ma solo ora se ne dà comunicazione all'abate.
È la volontà del pontefice di recidere con solenne atto pubblico, ogni attaccamento, ogni speranza del Rosmini, o è semplicemente l'ennessima imposizione dell'Antonelli sul debole animo del papa, perchè al suo antago­nista politico non sia possibile assegnare, né meno in avvenire, il cappello cardinalizio promessogli? Forse suggerimento dell'Esterhazy che ha dovuto farsi interprete presso l'Antonelli, qualche settimana prima, del vibrato con­siglio di Schwarzenberg di richiamare a più esatto conformismo l'arcivescovo di Milano, mons. Romilli, che, dopo aver partecipato alla rivoluzione, conti­nua a favorire apertamente chi è ostile al governo austriaco, e su tale scia pu'ò aver trovato opportuno ricordare al cardinal pròsegretario l'analogo caso Rosmini.
La posizione, più che decisa, aspra del de Rayneval, davanti alla perso­nale mancanza di parola del pontefice, delinca, non un risentimento indivi­duale, ma una constatazione nuova, di cui i plenipotenziari francesi non possono rendersi ufficialmente interpreti, ma non possono nemmeno igno­rare. All'Assemblea francese s'è levata netta una voce (6. 7 agosto, Arnaud),
IJ Cfr. A. GHISAXBERTI, Una restaurati una cil.