Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <259>
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Contribuii alla storia della conferenza di Gaeta 2S9
colpo, serissimo imbarazzo al de Hayncval e al de Coree-Ita che, con le sue frésche credenziali, sostituisce il d'Harcourt assenti-.
Veramente, la questione romana si complica sempre più. con questo colpo dì testa, che ha un'aria anacronisticamente imperiale, del Bonaparte. Tanto che il Thiers ha la disinvoltura di dire in faccia ai presidente che era una lettera detestatile .
Perchè, a Parigi, la infelice lettera è tutto un affare. Rostolan, offeso dalla pubblicazione avvenuta senza il suo permesso, domanda l'esonero dal comando e il richiamo in patria, mettendo così in grave imbarazzo il governo che lo ha appena sostituito alI'Oudinot. Tutti i giornali commentano la let­tera; la stampa cattolica è, naturalmente, la più acerba. Il Journal des Débats dapprima ha ironizzato sul tono imperiale della lettera, ma poi ha attaccato e presidente e ministri. Il Moniteur du soir riallaccia la lettera à un en­gagement pris envers les romains par le bouillant jeune homme. de Forlì . Tocqueville, imbarazzatissimo, dichiara che aveva conoscenza della lettera e con Falloux l'aveva approvata, ma sull'intesa che non doveva esser resa pubblica. Una volta la pubblicazione avvenuta, per non smentire il presi­dente della repubblica, aveva dato ordine di inserirla nel Moniteur ma nella parte non ufficiale.
Naturalmente, questa dichiarazione, per quanto necessaria, torna tutta a danno della posizione politica di Tocqueville, soprattutto verso l'Austria, con la quale, nello stesso momento in cui la disgraziata lettera partiva, redi­geva le note su Roma. Anche di fronte al governo papale la situazione di Tocqueville è diventata spinosa; l'imprudente ha dimenticato che non si può lottare con una potenza intangibile; che regna sulle coscienze, che non perdona mai, né dimentica . '*
Luigi Bonaparte, dall'altro lato, è scaduto nell'opinione degli uomini d'ordine e, pur rimanendo orgoglioso dei suoi talenti letterari, di cui, secondo il suo criterio, la lettera è il fior fiore, ed anche d'aver fatto vibrare i senti­menti nazionali, deve piegare davanti alla smentita di Falloux di aver appro­vata la lettera. Afferma il Ministro di averla ritenuta confidenziale, adoperata come une petite ruse per il card. Antonelli, e presenta le dimissioni.
Per poterle rifiutare, Bonaparte è costretto a rettificare, sempre sulla Patrie, l'articolo di Falloux. Ma è a sua volta rettificato, ossia smentito, da Dufaure, ancora sulla Patrie, il quale confessa di aver suggerita la calami­tosa lettera per scopi personali. Tocqueville perde del tutto la testa, e men­tre Falloux sì è ammalato, per giustificarsi fa dire ai giornali che Scbwar-zenberg stesso conosceva Io scritto e l'approvava: il Journal des Débats pubblica perfino un articolo che figura tolto dalla Presse di Vienna, con un pomposo elogio della lettera.
Al Constitutionnel è arrivato un contunicato ufficiate del Consiglio dei mi­nistri, per cui l'Austria aderiva completamente alla lettera presidenziale, ma al giornale hanno avuto 1 buon senso di dimenticarlo.
U panico dilaga: dalle notti insonni del Nunzio apostolico a tutto il corpo diplomatico. È un vero scandalo, davanti a cui si apre l'abisso socialista: per ciò tutti ingoiano il proprio grosso disappunto e si inchinano. Bona­
ri A. S. W., Francc - Rapporto - 30.