Rassegna storica del Risorgimento
GAETA (CONFERENZA DI)
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1958
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Maria Cessi Drudi
parte, Falloux, Tocqueville, tutti riconoscono il proprio errore e si giustificano.
Falloux, probabilmente, si è sacrificato per salvare l'aliare di Roma e portarlo a conclusione. Bonaparte, mortificato dalle conseguenze del proprio impulso, torna ai consigli di Thiers, di Mole e infine dell'Hill mei-, clic lo sosterranno anche con la reputazione rovinata, perchè rappresenta il potere regolare.l)
I rapporti con la diplomazia austriaca si raddolciscono, i giornali dimenticano la lettera, la borsa risale nelle quotazioni, che avevano subito un vero tracollo (si temeva la guerra con l'Austria); si aggiunge a Gaeta un plenipotenziario supplementare: Mercier, uomo d'ordine (vi era già nel marzo), con istruzioni verbali e scritte conciliative, mentre gli altri plenipotenziari dovranno essere più rispettosi e dolci che mai. E se la Notificazione delle riforme sarà appena accettabile, sarà accettata di buon grado, né si dovrà più parlare di diritto d'intervento interno per la potenza che ha dato il massimo aiuto militare, come era nella famosa nota di Tocqueville delle prières comminatoires , che ha avuto il torto di essere contemporanea alla fatale lettera al Ney.
A sottolineare la disfatta diplomatica della Francia, l'Antonelli, che durante la tempesta della lettera, ha ostentato la massima indifferenza, ribatte sull'aiuto delle quattro potenze, di cui in realtà soltanto quello austriaco era stato solido ed aveva profittato degli errori francesi.
II gen. Rostolan, cui era stato ordinato di non accettare le decorazioni pontificie, viene adesso invitato ad ornarsene, mentre in onore del rimpatriato Oudinot, cattolicissimo, si preparano dimostrazioni di riconoscenza: è soprannominato le cardinal en chef .
Nel frattempo Pio IX si è trasferito a Portici ed avrebbe intenzione di porre la propria residenza in un luogo presidiato da truppa austriaca. Ma l'Esterhàzy ha l'avvedutezza di sconsigliare la decisione, che certo inasprirebbe i rapporti con la Francia e ancora una volta il suo consiglio, che naturalmente viene da Vienna, prevale.
Non è seguito, invece, nella risposta che FAntonelli ha rivolto al governo francese sulle istituzioni reclamate per gli Stati pontifici. Sebbene il de Rayne-val avesse accondisceso anche a modificare, mitigandoli, certi passaggi, il card, pròsegretario ha voluto intatti i termini primi, per sciorinare davanti alle potenze gli strani principii professati in Francia ed oifrire una contestazione implicita e non formale che, a giudizio dell'Esterhàzy, pecca di ben poca forza.
Nemmeno nella redazione del Motti proprio il governo papale ha seguito le istruzioni dello Schwarzenberg, sia riguardo alla divisione del bilancio che al voto deliberativo. Secondo Pio IX e il suo gabinetto, il cancelliere era stato troppo liberale: ritengono il principio del voto una applicazione di regime costituzionale e quindi origine dell'Assemblea unica, in contrapposizione all'autorità sovrana. L'inviato austriaco giustifica il proprio fallimento su questo punto, osservando ohe le istruzioni viennesi erano giunte quando già il governo papale aveva preso esplicita posizione verso la Francia.
1) A. S. W., Frane* - Rapporta - 30*