Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <262>
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Maria Cessi Drudi
Nella rcmarque seguente insiste sulla divisione dei bilanci ordinario e straordinario ed aggiunge: sarà creato nn Consiglio di Stato col compito di dare il suo parere sai progetti di legge, prima che siano sottoposti alla sanzione sovrana, e di esaminare tutte le questioni più gravi legislative e amministrative, proposte dal Ministero ed altri incarichi attribuiti dalla legge che regolerà anche tutte queste istituzioni. I Consiglieri di Stato saranno nominati dal papa ira i più distinti uomini di legge e i funzionari pubblici governativi, provinciali e municipali e che per ciò abbiano pratica dell'amministrazione dello Stato.
Tutti questi suggerimenti, ohe certo sarebbero stati preziosi ad una sop­portabile restaurazione papale, cadono nel vuoto: anche all'Austria converrà inchinarsi alla rigidezza dell'Antonella
L'Hiibner ha gran difficoltà a calmare le ire di Tocqueville, che progetta di ritirare, d'accordo con l'Austria, tutta la truppa, francese e austriaca, e lasciare il papa sbrigarsela da solo con i suoi sudditi. A stento riesce a strap­pargli la promessa, che procrastinerà ogni decisione alla consultazione di tutti i suoi colleghi, e specialmente di Falloux, anche se malato. Di fatto, dinanzi all'autorevole presa di posizione del Constitutionnel l'organo del Thiers, che approva pienamente il manifesto papale (mentre il Journal des Débats lo biasima), Tocqueville finirà con l'arrendersi ed accettarlo. Non senza una necessaria riserva, necessaria alle esigenze parlamentari: distingue il Motti proprio di Portici dalla proclamazione cardinalizia del 20. Ammette le istitu­zioni proposte dal Santo Padre nella speranza che, fedele alla sua precedente ammirata condotta, le applichi con largo spirito liberale che anmiUi le pro­spettate restrizioni, e si trincera sull'insistenza dell'amnistia totale, almeno fin tanto che il presidio francese tutelerà Roma.
E curioso osservare un identico adattamento da parte austriaca, che solo si inchina con maggiore deferenza formale alla volontà papale, manifestando la certezza delle riforme dettate dall'antico spirito liberale del pontefice. Differisce, invece, sostanzialmente, dall'atteggiamento francese sul progetto dell'amnistia completa, pericolosa, come del resto la ha giudicata pericolosa la Francia stessa, che, pur così ricca di mezzi finanziari e quindi anche repres­sivi, non ha osato concederla. E non ammette che per assurdo un governo papale completamente laicizzato: come abolire i tribunali ecclesiastici, so­prattutto per giudicare il clero negli Stati della Chiesa, o sottrarre alla loro giurisdizione le cause matrimoniali, deferite ad essi da un decreto solenne del Concilio di Trento ? Se la Chiesa, come Stato legittimamente costituito, deve mirare alla propria conservazione, ha il diritto di legiferare e di esigere con tutti i mezzi la osservanza delle proprie leggi.
Però lo statista austriaco si rende conto delle difficoltà morali che la Chiesa incontra su tale linea di condotta, che condurranno ad un abbassa­mento della fede religiosa. Consiglia, come si rileva nelle remarques mo­derazioni, limitazioni, modificazioni nel diritto penale e nella procedura. che i nuovi tempi esigono pubblica e non inquisì tonale sul tipo del S. Uffizio, di cui vorrebbe cancellato il pauroso nome.
Ma per quanto autorevoli e sollecitati, i consigli viennesi saranno elusi: la quattordicesima seduta della Conferenza, tenuta a Portici, non arriva ad alcuna conclusione su tali argomenti. Pare la seduta dei silenzi: silenzio sulla lettera presidenziale; silenzio, o almeno moderatissime riserve, del tutto for-