Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <263>
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Contributi alla storia della conferenza di Gaeta 263
mali, del de Ravncval al Mota proprio e alla Notificazione, formulate solo per coprire la responsabilità dell'opera diplomatica di fronte all'Assemblea nazionale; silenzio ermetico sulla giurisdizione ecclesiastica e sulle riforme giudiziarie, anche da parte deH'Esterliàzy stesso. Con la solita abilità l'Anto-nelli evita d'impegnarsi davanti ai rappresentanti delle potenze, rimandando le varie soluzioni alla Commissione legislativa, e insiste invece sulla man­canza di accordo fra autorità civili e militari in Roma e nelle altre località occupate da truppa, e che può portare a nuovi disordini.
Fin che il papa non si deciderà a rientrare in Roma, da cui l'esercito francese non evacua, se non l'ha riconsegnata al Santo Padre reintegrato, la questione è ben lungi dall'essere composta e le trattative fra le quattro potenze, che in realtà si riducono sempre a Francia ed Austria, continuano con alternative riflettenti gli umori ministeriali e l'agitazione parlamentare francese, fuori della conferenza. Ed anche, osserva l'Hubner, per la totale assenza di uomini di Stato in Francia: egli è stato testimonio di troppi e troppo rapidi ripiegamenti dei vari ministri francesi succedutisi, sulle pre­tese avanzate alla Santa Sede e non ne usurpa il merito alla propria abilità diplomatica. Anzi, in certi momenti, ammette che le richieste francesi, salvo il diritto di intervento negli affari interni di uno Stato aiutato militarmente, sono logiche e moderate.
Tocqueville, in realtà, ha bisogno d'ima soluzione anche pessima , ammette: perchè, oltre ai ministri e ai parlamentari, perfino le truppe di Roma sono furenti. H popolo romano, in tutte le sue classi, odia i preti che considerano Roma cornine une ferme à exploitcr e di cui i Francesi non riescono a liberarli: né meno Rostolan, anche se ben più abile di Oudinot, lo è abbastanza per un terreno tanto difficile, con avversari cosi sfuggenti, come gli ecclesiastici.
Ma la politica austriaca su questo punto è piuttosto lontana dall'indi­rizzo francese: in Italia essa conta sul partito conservatore e deve coltivar­selo. Tanto più che i Francesi a Roma sono ospiti incomodi sì, ma transitori, anche se difficilmente sostituibili con Napoletani o Spagnuoli, e di cui non si deve dimenticare che dipendono da quella tale Assemblea nazionale, che è uscita dal suffragio universale.
Bisogna che Sua Santità si affretti a organizzare una forza sufficiente a garantire l'esecuzione della legge e pour entourer d'un rempart solide l'au-torité souveraine . Invece il pontefice si sente tanto poco protetto a Portici dalle truppe napoletane, che vuol andarsene per mettersi sotto la protezione di quelle imperiali.
Ma il Cancelliere ne lo dissuade. L'ospitalità di un territorio imperiale rinfocolerebbe le gelosie francesi e renderebbe più difficile e lunga l'opposi­zione del governo di Parigi, cui le recenti dichiarazioni pubbliche del Santo Padre sulle future istituzioni nello Stato pontificio creano nuovi imbarazzi da parte dell'opinione pubblica. Se non può rientrare a Roma, finché la sua libertà non sia riconosciuta interamente, o non può restare più a lungo ospite del re di Napoli, scelga Benevento, territorio pontificio. Forse la scelta dì Loreto, basata su motivi religiosi e sentimentali, potrebbe avere qualche attenuante per i Francesi. In ogni modo Io invita a più matura riflessione . Forse per là trasparente ironia di questa frase, il consiglio è seguito come un ordine.