Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <264>
immagine non disponibile

264
Maria Cessi Drudi
A Parigi la diplomazia piemontese intorbida di più le acque. D'Azeglio, proponendo formalmente una alleanza francoinglese-piemontese, che con* trobilanci l'influenza delle tre grandi potenze, vorrebbe un governo rappre­sentativo esclusivamente laico a Roma, che egli conosce bene per avervi di­morato e operato, sicuro che i cardinali sono finiti come governanti.
L'Antonelli, che credeva valutare l'Azeglio come un corretto ministro, stupisce di questa iniziativa, cui attribuisce una finalità politica ben decisa. Ma l'abilità del Thiers salverà completamente la situazione diplomatica cosi complicata. La sua relazione all'Assemblea è un capolavoro di compromessi. Naturalmente, ha dichiarato che la spedizione romana è stata fatta per pre­venire le mosse austriache. S'è inchinato, aderendo, al Mota proprio, ma ha riconosciuto alla Francia le droit de snpplier le S. P. de prendrc les mesures convenables pour satisfaire ses peuples et leurs méoontentemens légitimes . Ha ignorato, in sprezzante silenzio, la lettera di Bonaparte e tale aperto biasimo segna la lotta fra il presidente, che impone ai ministri la propria politica, rompendo col partito moderato, e il Thiers, con visibile soddisfazione di Lord Normanby, aiutato dalla novella Pompadour, la Howard.
Veramente, al Thiers, il gioco è abbastanza facile: il ministero ha la sensazione di vacillare e nessuno si impegna con decisioni positive. Nell'As­semblea ha funzione moderatrice, soprattutto da parte di Tocqueville, che arriva fino a scusare Odilon Barrot delle parole offensive contro l'Austria, proferite alla tribuna. Il credito per la spedizione di Roma è votato a grande maggioranza, tanto più che la cifra, 9 milioni a tutto il 30 settembre, è infe­riore al previsto.
L'Hiibner non nasconde la propria soddisfazione, di cui gran parte è orgoglio per l'opera compiuta: La France, ayant malgré elle, rempli la tàche que lui avait assigné le cabinet imperiai senza che il papa abbia fatto alcuna concessione politica. Obtcnir que le pape ne se lasse arracher des pareilies conccssions, mais l'obtenir sans que la France se Messe de notre action à Gaete et qu'elle nous donne pour prìx de l'appui trèsmodi que près du S. P. le sien fort efficace à Turin, voilà la pensée intime de Votre Hau-tesse et voilà le but ... Le vote de l'Assemblée natio naie constate à la face de l'Europe que ce but a été completement atteint .
Sintesi significativa di tutta la complessa rete di azioni diplomatiche perseguite a Parigi da Thom e Hiibner e in Italia Bruck e Esterhà-zjr1) sempre e con incessante minuzia, diretta da Vienna dalla dura mano, sebbene paralitica, del principe Schwarzenberg.
Però, anche se il voto parlamentare sancisce solennemente la malaugu­rata spedizione, la vicenda non è conchiusa: le truppe francesi non si muo­vono da Roma, malgrado che si affretti da ogni parte il momento della loro partenza; quelle austriache presidiano gran parte dello Stato pontificio, il papa non è risalito sul suo trono e perfino i plenipotenziari continuano ad aggirarsi oziosi ed inutili, intorno al fantasma della Conferenza non ancora conclusa.
Il governo di Parigi ha ragionevole fretta di ritirare la truppa, sia per economia, sia perchè urta a Roma contro quotidiane difficoltà, si che Rosto-
*i L'operato dei Bruck esala da questi appunti e d'altronde è stato di recente estiuricn-temente approfondito da A. Frupuzzt, La pace di Milana di.