Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <266>
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Maria Cessi Drudi
dall'imperatore austriaco, che presteranno ira pochi mesi, 50 milioni all'esau­sto erario pontificio e l'affare sarà trattato e stipulato a Parigi dal nunzio Fornari, ed a condizioni di tasso ottime, ma con chiari patti: demolizione delle porte del Ghetto romano, abolizione dell'imposta all'ospizio dei Catecu­meni, abolizione, nel passaporto agli ebrei, del permesso speciale del S. Uffi­zio, ammissione degli ebrei come testimoni nei tribunali civili.
È per lo meno curioso cogliere, nel tono dei diplomatici austriaci, che registrano tutto eie, una mal celata soddisfazione: sul loro zelo di ossequienti cattolici sormonta il sollievo dalle eterne querele dei sudditi pontifici ebrei, che così spesso chiedono alla cancelleria viennese d'intromettere la propria autorevolezza a proteggerli dalle infinite angherie e soprusi governativi. Lo Schwarzenberg stesso raccomanda al governo papale che ceda alle richieste dei Rothschild: parce quo dans cette epoque, dans plusieurs états chrétiens ils sont admis à l'exercice complet des droits civiles et politiques et que d'ail-leurs tont le monde aujourd'hui a un certain intérét à les ménager . *)
Né l'accordo sul prestito, né la sostituzione del gen. Rostolan (ed anche del de Corcelle) col gen. Baraguey, che certo riflette i mutati umori del go­verno parigino e dello stesso Bonaparte, che supplica Sua Santità a considerare nulla la nefasta lettera a Ney e che non esita a dichiarare impossibile il regime rappresentativo e il voto deliberante in materia finanziaria molto compromettente per l'autorità pontificia, è già il futuro imperatore che parla servono a decidere Pio IX al ritorno. Finché la sua autorità cor­rerà il rischio di essere misconosciuta da un generale francese, non rientrerà a Roma .2)
Una soluzione possibile sarebbe l'evacuazione simultanea: la città pre­sidiata da ima provvisoria guarnigione spagnuola, in cambio dei Francesi che dovrebbero ritirarsi a Civitavecchia, Viterbo, Spoleto; con una forza ri­dotta a dieci mila uomini, pari al presidio austriaco negli Stati pontifici. Equilibrate così le forze austriache e francesi, si aspetterebbe che lo Stato della Chiesa formasse un suo proprio presidio, capace di provvedere alla sicu­rezza interna. Rassicurati, entrambi gli eterni rivali eseguirebbero il ritiro completo. Tale proposta, anche se proveniente da Vienna, non incontrerebbe troppo sfavore a Parigi, dove si ha sempre più fretta di disimpegnarsi; ma si trova indecoroso, dopo tanti sacrifici e ad opera incompiuta, lasciare il posto ad altri, magari agli inoperosi Spagnuoli. De Rayneval ha dichiarato netto all'Antonelli: Ce ne andremo, quando Pio IX sarà in grado di fare da se e se ne andranno anche gli altri, soprattutto gli Austriaci che occupano lo Stato pontificio . E ancora; Non ce ne andremo, fin quando il papa non sarà tornato; altrimenti, parrebbe che il papa non rientrasse per colpa della presenza francese . Come se non fosse così lampante, Àntonelli si affanna a negarlo; ed alle insistenze del plenipotenziario, alle sue offerte: qualunque cosa faremo promette di ri flettervi e intanto inviare a Roma i cardinali per aprire la via al papa .
Perfettamente convinto della dura resistenza del pròsegretario, che si rifiuta a qualsiasi impegno, il Francese tenta di strappare la promessa diretta-
1) A. S. W., Rome; 21 - InstruotioiiB.
2) A. S. W. Frane*} 32 - Insttactìon.