Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <267>
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Contributi atta storia della conferenza di Gaeta 267
mente al Santo Padre, anche se un'altra volta era stato eluso con sottile e capzioso argomento. Il papa, nel colloquio, è cordiale, addirittura affettuoso, soddisfatto, anzi contento dell'Assemblea che, nata da un moto radicale, ha votato per la difesa del papato e del potere spirituale, della nomina di Hautpoul anche se rimpiange cordialmente de Corcelle del linguaggio dei ministri francesi, ma non promette che: presto, tornerà presto, ornando avrà il denaro necessario. Ancora una volta il de Rayneval non riesce a strappargli nulla di concreto.
D'altronde, nemmeno Esterhàzy arriva a fissarlo in una linea direttiva stabile e se ne lagna. Approfittando dell'entusiasmo suscitato nel pontefice dalla lettura delle istruzioni dello Scbwarzenbcrg sui rapporti fra Chiesa e Stato, lo ha esortato alla applicazione pratica della libertà della Chiesa, ad un necessario accordo fra autorità spirituale e potere temporale, ad una severa vigilanza sugli atteggiamenti del clero, che abusa della propria impunità ed è per ciò una causa di perturbazioni politiche, come negli ultimi tempi e me­riterebbe proprio in questo momento, una clamorosa e salutare vendetta.
Pio IX si è commosso, si è persuaso perchè il cuore (sottolineato nel testo) è purtroppo l'elemento preponderante in questo principe, ma poi, conla sua dialettica brillante ha eluso ogni impegno e il plenipotenziario austriaco non può registrare maggior successo di quello francese. Altra volta aveva osservato: non vi è nulla di profondo in questo principe-.
Né meno il gen. Baraguey d'Hilliers, in missione speciale presso il Santo Padre e latore di una lettera personale di Luigi Bonaparte, ha avuto miglior fortuna nella sua insistenza per il sollecito ritorno papale. Anzi, quando ha chiesto apertamente l'amnistia totale per i ribelli romani, il diniego, sia del pontefice che dell'Antonelli, è stato addirittura aspro, oltre che risoluto. Pio IX la ha definita un delitto e sul tono piuttosto risentito del collo­quio, la frattura coi Francesi si è delineata più profonda.
L'Esterhàzy giudica il Baraguey troppo inesperto diplomatico, qu*ando arriva a chiedere all'Austria, in corrispondenza del ritiro della truppa fran­cese, la riduzione della guarnigione austriaca non solo in Romagna, ma in Toscana e in Lombardia: tanto che il Mcrcier è stato costretto, all'indomani, a scusare les bètises del generale, facendosi garante di un ben diverso atteggiamento di Parigi.
Ogni rappresentante diplomatico è assillato dagli interessi particolari del proprio governo ora più che mai. Per una volta tanto la Spagna è d'accordo con la Francia a persuadere il Santo Padre a un pronto rientro, entrambe premute dall'onere finanziario imposto dalle truppe.
Ecco ciò che ha inspirato il lungo discorso (i'Esterhazy ne ha poco ap­prezzato l'eleganza letteraria) di capodanno 1850 del decano del corpo diplo­matico accreditato a Gaeta, Martinez, imperniato sul sollecito ritorno del papa a Roma. Nella risposta il Santo Padre non si è sbilanciato ed ha sotto­lineato, .invece, il vecchio tema dell'aiuto delle quattro potenze; ma, con la indecisione che gli è propria, affetta esteriormente preparativi di partenza, mentre l'Antonelli pensa e dichiara che le province papali, Parigi, la capitale stessa, coll'esigere l'andata a Roma, adesso, spingerebbero il papa alle cata­combe e al martirio.
Anche l'affare Achilli è buon pretesto per ritardare il ritorno, avendo inciso sui rapporti, solo in apparenza cordiali, coi Francesi; mentre non si