Rassegna storica del Risorgimento

GAETA (CONFERENZA DI)
anno <1958>   pagina <268>
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Maria Cessi Drudi
osserva nessuna reazione alla notizia della pretesa congiura per assassinare il papa, trasmessa in copia con altre denunzie dal nunzio Fornari.
Achilli, domenicano sfratato, già professore di teologia a Viterbo, epo­satosi a Malta con una inglese metodista, era a Roma con Mazzini. Arrestato alla caduta della città, fuggito dalle carceri del S. Uffizio, fu ripreso e chiuso in Castel S. Angelo. Si interpose per lui il governo britannico presso il gen. Ba-raguey. De Rayneval, certo d'aver ottenuto dal papa, in una udienza privata, la liberazione del prigioniero, ne aveva telegrafata in Francia la notizia, come ottenuta dal governo pontificio. Qualcuno vicino al papa (il collegio cardi­nalizio, l'Antonelli, l'Esterbàzy ?), se ne era stupito, ed ecco Pio IX prote­stare al proprio gabinetto, a Roma, a Parigi, all'Esteri] àzy, che il papa non è il governo , sconfessando la propria parola con evidentissimo imbarazzo.
La sua mortificazione si farà più grave, quando l'Antonelli gli suggerirà di mettere penna in carta nei suoi colloqui, specialmente se col Tempie. In parte la colpa è anche della sua scarsa conoscenza delle lingue, perfino del francese, lingua che usa di solito coi diplomatici.
In realtà l'Achilli è fuggito per la trascuratezza, vera o suggerita, della vigilanza francese e, travestito da soldato, si è imbarcato con la truppa a Civitavecchia. I tre cardinali della Commissione romana chiedono, con una nota, aiuto ai Francesi per rintracciarlo e il gen. Baraguey nella nota di risposta prega di indicargli il luogo dove quello si sia rifugiato per procedere all'arresto, con una non certo involontaria venatura di beffa.
Il povero de Rayneval subisce il contraccolpo dell'ira papale e della sdegnata assicurazione delI'Antonelli che incidenti simili, aumentando il ma­lumore contro i Francesi, differiscono sempre più il ritorno papale a Roma.
L'enciclica dell'8 dicembre, di carattere schiettamente politico, ha in­dicato nel comunismo e nel socialismo i mali che incombono sull'Italia ed è stata ideata per preparare il terreno al testo di leggi organiche steso dal­l' Antbnelli a completare il Motuproprio. Sulla base di infiniti esempi durante tutta la Conferenza, si vuol vedere in entrambi i lavori l'ispirazione diretta dell'Esterhazy. Che invece, su questo punto, fa delle riserve di un certo valore.
Non sono, egli dichiara, comunismo e socialismo i mali maggiori per le popolazioni italiane; ma l'ignoranza, l'incapacità delle classi alte e medie, peggiore a Roma che nel resto d'Italia; l'inerzia, il malcostume degli impie­gati e degli alti prelati; l'assenza di una vera amministrazione; la mancanza o arretratezza dell'industria; l'inesistenza d'un proletariato; la mendicità eretta a mestiere; l'impunità del clero ed altre utopie più pericolose nelle quali certamente vuol indicare: aspirazione a indipendenza dallo straniero, governi costituzionali, repubbliche, ecc. Bisogna ammettere che una gran parte di tali constatazioni corrisponde a esatte verità, anche se sgorgate dalla penna di un diplomatico austriaco.
Il testo di leggi'organiche, inviato in abbozzo a Vienna ha avuto la calo­rosa approvazione del Cancelliere. A suo parere, le franchige provinciali e comunali bastano ad assicurare l'appoggio di uomini seri al governo. Approva soprattutto il progetto delI'Antonelli, in quanto mira a eliminare il concetto moderno che i membri dell'Assemblea (Consulta e Corpi deliberatiti) rappre­sentino la sovranità popolare. Definire esattamente i compiti dei- consiglieri comunali e provinciali chiudo l'adito a tale falsa interpretazione ed egli è perfettamente d'accordo col cardinale pro-segretario.