Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; PINELLI PIER DIONIGI ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1918>   pagina <563>
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Una lekterona medita di V, Gioberti a P. Dionigi PìndU 56B
convenire che in sostanza essi concordano pienamente con quelli espressi dal Cavour e dal Tommaseo.
Di notevole importanza è poi la difesa che il Gioberti fa del Pel­lico e della sincerità delle Mie Prigioni mentre interessanti suonano i giudizi sul Maroncelli e ghiotta la rivelazione del particolare che depone, con una novella prova, contro la veridicità delle Aggiunte maroncelliane.
La seconda parte della nostra lettera studia con ampiezza le con­dizioni politiche dell' Europa e dell'Italia in quel tempo. È un quadro profondo ed acuto, con una visione limpida ed esatta della realtà sto­rica del momento e con uno sguardò, lampeggiante di mirabili profezie, nel futuro. Gioberti aveva accolto con gioia la rivoluzione di luglio che sembrava significasse la piena conciliazione dei principil rivolu-luzionarii colle tendenze conservatrici della società ma aveva anche sentita, in comune cogli altri liberali italiani, amara delusione per gli scarsi frutti di essa non certo corrispondenti alle comuni speranze ; poi, i cupi giorni del '33 seguiti dalla bieca reazione, le fallite spedi­zioni mazziniane di Savoia che avevano costato inutile sangue ad alcuni generosi, gli aprirono gli occhi e lo fecero profondamente me­ditare. Onde incominciò a battere via diversa dal Mazzini volgendo le sue forze intellettuali ad educare sopratutto a pensare quel popolo che non vedeva ancora maturo all'azione. Malgrado i tempi foschi egli travide, in un non lontano avvenire, la fine e lo smembramento del­l'Austria discutendone, quasi come cosa certa, col PineUi; ma perchè ciò avvenga occorre, egli pensa, una violenta rivoluzione che capo­volga lo stato delle cose. Nessuna illusione egli si fa che per vie paci­fiche od anche per virtù di conquiste possano le terre italiane essere restituite ai loro legittimi padroni, poiché egli, dotato di un finissimo intuito pratico, sa che qualsiasi tentativo di mutare l'assetto territo­riale sancito a Vienna avrebbe incontrato la più salda resistenza ed opposizione in quegli Stati europei coalizzati per mantenere la pace, sa che l'istinto della conservazione stringe in un fascio poderoso ed infrangibile di volontà e di forza le tarie potenze europee nella tenace difesa dello stata quo , condizione essenzialissima, secondo esse, alla quiete ed al benessere dei popoli, sa infine che l'Austria accampa altera e prepotente sulla Lombardia e sul Veneto come su preziosi pegni che saldamente garantiscono la pace europea. Quindi nello stato attuale delle cose, secondo lui, a risolvere la questione nazionale si oppongono difficoltà non insormontabili ma gravissime: egli è con-