Rassegna storica del Risorgimento
STATI UNITI D'AMERICA ; STORIOGRAFIA
anno
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1958
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pagina
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274
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274 H. Stuart Hughes
Nel 1933 Gaetano Salvemini arrivava a Harvard University, e vi insegnò per quindici anni, fino al suo ritorno a Firenze, nel 1948. Con Ini cominciò una nuova epoca nei nostri studi. Gli studenti che lavoravano direttamente con lui non erano molti; pochissimi fecero la tesi con Ini, ma, in un modo indiretto, la sua influenza fu enorme. Per noi, giovani di Harvard, Salvemini era il grande esempio, l'uomo di coraggio tanto intellettuale quanto morale, una figura quasi leggendaria. Molti di noi, pur non avendo mai seguito i suoi corsi, si ritenevano suoi seguaci ed i nostri studi, in genere, percorrono le vie che lui ci aveva tracciato. Non accettammo, però, i suoi precetti, assolutamente senza critica. Il nostro indirizzo attuale è molto meno polemico del suo, e il suo anticlericalismo ha trovato scarso seguito da noi: siamo rimasti antifascisti convinti, ma oggi tentiamo di moderare la foga polemica imparata dal maestro amato e di rifiutare ogni forma di settarismo.
Dopo l'incontro con Salvemini, altra esperienza decisiva fu la seconda Guerra Mondiale. Per molti di noi il servizio militare fu l'occasione della nostra prima, lunga permanenza in Italia, e questa esperienza ha lasciato una impronta indelebile. Lo spettacolo della miseria del popolo italiano in tempo di guerra soprattutto nel Mezzogiorno rimase impresso nella nostra mente, e l'esperienza rinforzò i precetti teorici e l'esempio di Salvemini, premunendoci contro le spiegazioni troppo facili e avvertendoci che dovevamo badare sempre ai problemi e alle sofferenze della povera gente e mai dimenticare l'importanza del Mezzogiorno nella storia italiana.
Nello stesso perìodo, molti di noi conobbero Benedetto Croce. La tendenza dei suoi studi non di rado ci sembrava alquanto astratta, e, in quel periodo, eravamo in genere piuttosto ostili alla tradizione idealistica nella storiografia moderna (anche qui si può scoprire la traccia dell'influenza di Salvemini). Ma anche nella nostra impazienza anti-idealistica, le condizioni di guerra ci aiutavano in modo paradossale ad apprezzare forse per la prima volta una delle grandi verità insegnate dal Croce: che lo storico deve trovare il suo punto di partenza e la sua ispirazione nelle esperienze ardenti della vita stessa.
Così nel senso crociano di attività etica possiamo datare la fase attuale dei nostri lavori storici dall'esperienza della guerra, e nel senso organizzativo dalla fondazione della sezione americana dell'Istituto per la storia del Risorgimento, nel 1955.
Voglio parlare ora dell'indirizzo dei nostri studi. Senza dubbio voi conoscete già alcuni dei libri più importanti sull'Italia moderna scritti da Americani. D lavoro fondamentale è quello di Kent Greenfield uscito un quarto di secolo fasull'economia e sull'attività giornalistica nella Lombardia prima della rivoluzione del 1848. Già in questo libro si annunciava l'interesse, che, nei decenni seguenti, sarebbe stato quello centrale per gli studiosi americani, interesse per i legami tra vita economica e vita dello spirito nello sviluppo dell'Italia risorgimentale e nel progresso dello Stato italiano unito. Perciò quando si organizzò la nostra sezione dell'Istituto per la storia del Risorgimento, era naturale che Kent Greenfield ne fosse eletto primo presidente.
Il suo successore è stato A. William Salomone autore di un libro breve, ma molto stimato, sull'era giolittiana. Anche in questo libro si scopre la tendenza americana di costruire una sintesi tra vita economica e vita morale: