Rassegna storica del Risorgimento

STATI UNITI D'AMERICA ; STORIOGRAFIA
anno <1958>   pagina <275>
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Gli studi di storia moderna italiana in America 275
il Salomone sostiene che i movimenti popolari che caratterizzano quell'epoca, come l'organizzazione di cooperative e di sindacati, e, allo stesso tempo, le tendenze intellettuali e spirituali, come la fondazione di nuove riviste, che ne sono un'altra caratteristica, siano sorte da una stessa fonte di energia nazionale, e che proprio Giolitti, come ultimo prodotto della vecchia cultura liberale della borghesia italiana, abbia saputo quasi suo malgrado get­tare un ponte verso l'Italia democratica dell'avvenire. H libro di Salomone è stato pubblicato verso la fine della guerra. Allora la sua tesi era piuttosto nuova, mentre negli anni seguenti si è molto diffusa fra gli studiosi italiani. Essa rifletteva e sviluppava il giudizio più. positivo sull'opera di Giolitti che scrittori già suoi critici, come Mosca e Salvemini, avevano enunciato dopo l'avvento del regime fascista.
Tutto questo, forse, è ovvio, ma può suggerire uno dei modi nei quali noi Americani siamo qualificati per aiutare nel lavoro la storiografia italiana e suggerire il nostro compito in senso stretto nell'opera comune. Perchè ci importa molto definire un po' rigorosamente ciò che possiamo fare, anche se sappiamo bene che voi Italiani siete più dotti di noi e che sarebbe quasi impossibile per noi arrivare a quella intima conoscenza del paese e del suo passato storico, che per voi è una eredità già familiare fin dall'infanzia.
In primo luogo, mi sembra che possiamo fare come il Salomone: pro­porre, cioè, ai nostri colleghi italiani tesi e ipotesi ovvie o azzardose, se­condo i casi che, per una ragione o per un'altra, non sono state ancora enunciate nell'Italia stessa. Per quel compito abbiamo due vantaggi: quello della distanza e quello della visione generale. Anche una discreta ignoranza può aiutarci a vedere certe cose, a fare certi confronti di avvenimenti o di tendenze, che voi Italiani, nella vostra più grande sapienza, avete dimenticato o perduto nella folla dei dettagli storici. E abbiamo il vantaggio di una certa irresponsabilità; pochi e quasi tutti amici, siamo strettamente legati insieme nello scopo di diffondere la conoscenza della storia italiana fra il pubblico e fra gli studenti americani. Non temiamo, quindi, i nostri colleghi: i nostri rapporti sono di una cortesia perfetta, e siamo lieti di salutare una nuova ipotesi storica, anche quando, personalmente, non siamo d'accordo. Così possiamo arrischiarci in un modo che per voi posti come siete sotto gli occhi vigilanti di tanti dotti colleghi sarebbe follia.
Un altro lavoro storico americano credo possa indicare un secondo modo nel quale noi possiamo aiutarvi. Il collega Charles Delzell, di Yanderbilt University, pubblicherà fra poco una storia della Resistenza antifascista ita­liana. Credo che sia uno studio di una importanza capitale. Sono già stati pubblicati in Italia parecchi libri sulla Resistenza quelli di Battaglia e di Valiani, per esempio, ma tutti ispirati ad una precisa fede politica, fede che dà a libri del genere una grande vivacità, ma allo stesso tempo, una impo­stazione abbastanza parziale. Delzell, invece, ha il vantaggio del distacco; non è coinvolto personalmente nelle lotte politiche italiane e perciò il suo libro, che ho Ietto in manoscritto, è fondamentalmente imparziale. Forse ci sono altri argomenti nella vostra storia contemporanea tanto spinosi e tanto controversi che possono essere trattati meglio da stranieri.
Un terzo indirizzo ohe può caratterizzare i nostri lavori storici è indicato dal programma scelto per Pultimo convegno della sezione americana del­l'Istituto per la storia del Risorgimento* ohe ha avuto luogo nel dicembre