Rassegna storica del Risorgimento
STATI UNITI D'AMERICA ; STORIOGRAFIA
anno
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1958
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pagina
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276
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276 H. Smart Hughes
scorso. L'argomento generale era lo sviluppo economico dell'Italia nell'Ottocento, e specialmente i cambiamenti avvenuti nei rapporti fra classi sociali e tra Nord e Sud. Il nostro ospite d'onore era lo specialista per questioni agrarie nel Mezzogiorno, Manlio Rossi-Boria; egli in polemica con quella marxista di Gramsci .e di Sereni sviluppò la tesi che nella prima parte dell'Ottocento la borghesia agraria era una forza di progresso nelle campagne: solo più tardi, verso il 1880, diventò una forza di inerzia e di reazione. Alla discussione generale parteciparono- anche il collega Shepherd Clough, specialista di storia economica, e Mario Einaudi, professore di scienza politica a Cornell University.
Per noi, gli economisti, i sociologi, i professori di scienza politica non sono degli estranei, ma sono, anzi, benvenuti nei nostri convegni perchè non nutriamo sospetti verso di loro, e non cerchiamo di tenerci distinti da loro come- storici puri. Da voi credo che la situazione sia abbastanza diversa. H Croce vi ha insegnato la diffidenza per la sociologia e per le scienze sociali in genere, e come risultato di quella diffidenza l'iniziativa negli studi storici di impostazione economica o sociale in Italia è passata ad altri, ai marxisti. Non nego il gran contributo che la giovane scuola marxista ha dato alla storiografìa contemporanea italiana e riconosco pienamente ciò che ha raggiunto negli anni posteriori alla pubblicazione delle opere di Gramsci: dicendo questo, mi riferisco specialmente all'articolo fondamentale sull'argomento che il Romeo pubblicò qualche mese fa in Nord e Sud. Gli storici marxisti hanno allargato il campo delle indagini in modo notevole, trattando nuovi problemi di storia locale o di rapporti fra classi sociali, che i loro predecessori, avevano trascurati, ma da quella spinta vigorosa è risultata una situazione piuttosto strana. A noi Americani sembra che gli studiosi italiani di storia moderna o contemporanea siano divisi in due tendenze, ambedue parziali: la dominante scuola idealistica e la scuola eretica dei marxisti.
Forse è illusione la mia, ma nutro la speranza che noi Americani possiamo fare, in un certo senso, da mediatori tra queste due tendenze. Tale è il terzo e l'ultimo compito riflettendo anche questo la situazione- di distacco della quale ho già parlato che vorrei trattare oggi. Come ho detto, da più di venti anni noi ci occupiamo di storia economica e sociale e il grande sviluppo teorico dell'economia politica e della sociologia realizzato nel nostro paese negli ultimi due decenni ci ha aiutato molto. Questa nostra tradizione di studi storici e questo sviluppo teorico, però-, non sono stati per niente marxisti; noi troviamo, anzi, il marxismo piuttosto crudo dal punto di vista teorico e da molto tempo sorpassato. I nostri studi, invece, hanno loro origine nella prassi anglo-sassone di indagine empirica e nell'opera più recente dell'economista inglese John Maynard Keynes e sono influenzati anche dalla tradizione sociologica tedesca di Max Weber.
Il Croce conosceva la sociologia soltanto nella forma aprioristica e positivistica che le avevano dato gli eredi di Comte e di Spencer, e, quando pensava alle possibilità della storia economica, era soprattutto il materialismo dialettico del Marx che aveva in mente; i suoi sospetti, quindi, erano abbastanza fondati. Se avesse conosciuto la sociologia nella forma empirica datale dagli eredi americani di Weber, o la storia economica nella forma rigorosamente quantitativa sviluppata da studiosi inglesi, come Ashton o Postan, forse avrebbe formulato un giudizio meno severo. Questa mi sembra sia la