Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LOMBARDIA ; SACCHI ACHILLE ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno
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1958
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pagina
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279
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La campagna di Garibaldi in Lombardia nel 1848 279
della Mario: Questa è forse la relazione di Sacchi Achille egli me la diede è in scrittura di Elena .
E evidente che proprio questa è la relazione inedita di Achille Sacchi che la Mario, nella nota a p. 221 del suo libro, dichiara di aver consultato; il forse che essa pone qui nell'attribuzione ad Achille Sacchi è verosimile derivi dal fatto che l'annotazione è stata da lei apposta solo dopo molti anni (la calligrafia è quella della Mario ormai vecchia, certamente posteriore al 1890), forse in occasione della restituzione dei foglietti alla famiglia Sacchi; ma il dubbio sull'attribuzione appare eccessivo a chiunque valuti obiettivamente le circostanze, e cioè da un lato il fatto che il Sacchi partecipò sia alla campagna del '48, sia a quella del '49, e che una sua relazione sulla campagna del '48 era nelle mani della Mario, e dall'altro il fatto che la relazione in parola è di scrittura della moglie Elena, ed è stata consegnata alla Mario personalmente dal Sacchi, come è dichiarato nella stessa postilla appostavi dalla Mario.
Il manoscritto consta di 10 facciate scritte su carta da lettere, numerate da p. 5 a 14; purtroppo le prime 4 facciate sono andate perdute.
... allo sbocco di quella maggior via per la quale sarebbero venuti gli austria-ci, la compagnia Medici spianò le armi, e Mazzini si pose in prima fila imbracciando una inglese carabina a due canne di cui era armato. Garibaldi inviò in ricognizione una ventina di cavalieri, che ritornarono riferendo vedersi infatti uno squadrone d'Usseri sulla strada di Milano, ma lontano un buon miglio e già di ritorno in quel momento sui loro propri passi. Si parti tosto per Como e già imbruniva la sera. Mazzini marciava con noi; ma oltre la metà della via, nel cuor della notte una carrozza di un proprietario di quei paesi, veniva cercandolo lungo la via per trasportarlo e noi ve lo portammo dentro suo malgrado.
Si arrivò alla mattina in Como disertata già da gran parte degli abitanti ed estremamente costernata. Alla sera la colonna ordinata per partire fuori di Porta Torre, si trovò ridotta a milleduecento uomini circa. Il battaglione di soldati piemontesi 800 uomini circa, si era avviato al Piemonte; i due battaglioni di coscritti bergamaschi s'erano dileguati come nebbia durante la notte; parecchi volontari sfiduciati per la desolazione che trovavano in Como e stimando in tale stato degli animi inattuabile qualunque disegno di riprendere la guerra, erano passati dalla città nella prossima Svizzera.
Nella sera si partì- con nostra gran meraviglia, per Varese e di là per Sesto Colende, ci.trovammo il giorno dopo in Piemonte. Mazzini era andato frattanto a Lugano. Ecco com'era andata la cosa: in Como, messaggeri venuti di Piemonte avevano fatto credere a Garibaldi, che Genova aveva cacciato il presidio regio e proclamata la repubblica, che la rivolta era scoppiata in parecchie città del Piemonte ed era imminente nella stessa Torino; e lo indussero per tal modo a passare colla sua gente il Ticino per decidere il trionfo della rivoluzione. Lungo la via, altri messaggeri ripetutagli l'ingannevole notizia, lo sollecitavano ad affrettare la marcia. Penso che Mazzini si sia separato da Garibaldi prima che questi cadesse in tale pania, e nel probabile scopo di sollecitare in Lugano il concorso della emigrazione lombarda affollatavi. Ma so che invano l'amico nostro Ghiglione, esso pure soldato nella compagnia Medici, cercò a Varese ed a Sesto Colende di persuadere il generale, di cui era amico, essere la notizia che lo aveva affascinato un tristissimo tranello preparatogli dal governo piemontese; ed i messaggeri, gente ignota a noi, essere evidentemente agenti di quello. Garibaldi volle passare il Ticino e fece alto in Castelletto sulla riva piemontese. Egli