Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LOMBARDIA ; SACCHI ACHILLE ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1958
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281
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La campagna di Garibaldi in Lombardie, nel 1848 281
e vi arriva nelle ore meridiane del giorno 12 agosto. Lui no è una borgata distesa lunghesso il lago sopra una sola strada, la quale uscendo dal borgo a mezzodì. continua fiancheggiata di piante, quasi viale e parallela al lago per un miglio. fino cioè al piccolo villaggio di Germignaga, nel quale entra traversando con ponte il torrente Tresa, che dalla Svizzera scende nel lago* Oltre il ponte la strada fra le case del borgo volge bruscamente a sinistra e perpendicolare al lago si di' rige a Varese. Poco lungi da Germignaga però un piccolo ponte di legno permette di ripassare la Tresa e per una stradicciuola campestre ritornare in Lui no. Per quest'ultima strada erasi annunciato a Garibaldi, avanzarsi gli Austriaci, ed egli mandò loro incontro i Veneti e la compagnia Medici (600 uomini), comandati da un certo colonnello Bizzone, uno di quelli Ufficiali piemontesi già usciti dall''armata regolare e che il governo provvisorio della Lombardia aveva accettati e messi al comando delle nuove truppe. Garibaldi s'era tenuto nel borgo col restante battaglione pavese (cinquecento uomini); ma poco dopo ebbe avviso che il nemico avanzava invece per la principale strada da Gcrmignaga. Un pe-lottone di 30 uomini circa corse a riconoscerlo e trovò già invaso da Croati l'albergo di Luino, vasta ed alta casa all'estremità del borgo e da esso staccata un con-tinajo di passi sulla strada. Quei croati, 50 uomini circa, erano una vanguardia che in luogo di occupare e sbarrare saldamente t'albergo, erasi data a saccheggiarlo. U pelottone nostro vi si precipitò dentro senza far fuoco, inseguendo i Croati sulla scala e per le stanze del piano superiore e gettandoli tutti o morti o feriti, dalle finestre. La testa della colonna austriaca, che avanzava allora, ebbe a vedere il terribile quadro e fu immediatamente attaccata da Garibaldi accorso. I Croati si difesero coprendosi con grandi cataste di legno, che stavano lunghesso la strada. I piroscafi sui quali stavano i due nostri cannoni s'avvicinarono e scaricarono qualche colpo: ma i cannoni austriaci li costrinsero a prendere immediatamente il largo.*) II nemico respinto si sostenne nel borgo di Germignaga del quale si dovettero prendere d'assalto le case e si precipitò finalmente sulla via di Varese. U Colonnello Bizzone non incontrato il nemico sulla stradicciuola campestre s'arrestò a mezzo d'essa nò più mosse alcun passo malgrado il fuoco che si faceva poco lungi di là, l'aperto lamento dei soldati per tale inazione e gli ordini, che avrà certamente ricevuti da Garibaldi di dirigersi a Germignaga per attaccare il nemico alle spalle e torgli ogni scampo. Quando s'accorse che gli Austriaci si allontanavano, finse andare a Garibaldi per ricevere ordirà e galoppò invece verso la Svizzera non lasciando più traccia di lui. Gli Austriaci avevano sofferta una perdita che venne calcolata a circa 200 uomini, dei quali 30 prigionieri incolumi, che Garibaldi ordinò si costudissero nelle barche a rimorchio dei piroscafi.8) / nostri ebbero cinque morti e diciotto
vano il suo battaglione, di aver lasciato mezza compagnia a guardia del ponto sul Mar-gorabia (a breve distanza da Luino), e di aver attaccato con soli 150 uomini! In compenso egli fa ammontare le forze ai Garibaldi ad almeno 2.000-2.500 uomini, e forse a 3.500! (In L. GIAMPAOLO e M. UKKTOLONE, La prima compagna di Garibaldi in Italia. Varese, Musei Civici Ed., 1950, pp. 312-314).
.1) Notizia che conferma 3 rapporto Mollinary, il quale si dice colpito sul fianco sinistro dal cannoneggiamento dei battelli, ritenuto invece falso dal GIAMPAOLO (op. cit., p. 94), il quale si è fondato sulla dichiarazione del Punzoni, capitano del Vtrbano, secondo il piale dai battelli non sarebbe partito nemmeno un colpo, pur essendo apparso il loro intervento decisivo per l'esito dèlia battaglia.
2) Il VECCHI (op. eh., p. 209) afferma: Rimasero morti sul campo venticinque soldati e un ufficiale nemica . GAnrBALDi (op. cit., p. 200) scrivo morirono alquanti Austriaci e