Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA ; SACCHI ACHILLE ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1958>   pagina <283>
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La campagna di Garibaldi in Lombardia nel 1848 283
nemico che s*era già avanzato a poca distanza da noi non veduto per accidenti del terreno lo costrinsero a ricoverarsi nel borgo di Roderò, dal quale aperse un fuoco vivissimo. Medici stendendo i suoi in lunga linea sulla cresta del colle e spingendone per un istante una quindicina sul fianco del nemico gVimpose siffattamente, che questo non osò avanzare per quasi due ore. Dalla vetta del colle Medici poteva dominar i due pendii e quando vide gli austriaci spingere innanzi le loro ali in modo da poterle in breve ricongiungere alle nostre spalle in Gaggiolo estremo villaggio lombardo sul confine, ordinò si scendesse colà; entrammo infatti in quel villaggio pochi minuti prima che vi arrivassero gli Austriaci, e di là, fatto un saluto all'Italia mentre i Croati stavano appunto entrando e ci vedevano, passammo la Tresa che segna il confine. Mancava al' l'appello il solo giovane Azzolini, pittore milanese intimo di Gorini che cadde sul colle ferito nel petto, mentre si lagnava meco della incominciata ritirata e spirò suiristante, gridando Viva Italia continuate a battervi . Seppimo più tardi, che una seconda brigata Austriaca di 3.500 uomini stava in quel giorno fra noi e l'altra nostra maggior colonna per impedire ci ricongiungessimo.
Due giorni dopo, il 23, Garibaldi sostava in Morazzone, piccolo villaggio posto in sito alquanto eminente, ed al mezzodì vi giungevano pure gli Austriaci, per una strada che sale in retta linea. I volontari corsi all'entrata del villaggio la barricarono gettando dalle finestre delle vicine case la mobiglia e respinsero una compagnia croata, che mosse all'assalto. Altra pia forte colonna, che tentò forzare ingresso fu pure ricacciata. Gli Austriaci allora disposte nel basso della strada le artiglierie cannoneggiarono il povero villaggio di non più che venti case fino a buia notte. Garibaldi certo che il nemico già forte allora di ben 3.000 uo­mini sarebbe stato ancor più numeroso il dimani ed avrebbe di leggeri circondata la posizione, ordinò la ritirata per la sera stessa in tre colonne, a mezz'ora d'in­tervallo. L'ultima di esse facendo fuoco sino all'estremo, doveva dissimulare la ritirata o ad ogni modo proteggerla. Presso alla mezzanotte tutte tre le colonne s'erano di già allontanate, ed incoraggiati dal silenzio gli Austriaci salirono per diversi lati al villaggio, e fra le case incontratisi nel bufo si credettero a vi* tenda nemici, e per qualche istante si combatterono. Le colonne nostre avevano ricevuto l'ordine di marciare per una medesima via verso la Svizzera, ma una di esse smarritasi fu sorpresa nelValbeggiare ed assalita dagli Austriaci inse­guenti. Alcuni dei nostri caddero perciò prigionieri e parecchi furono immedia­tamente fucilati. Cinque volontari troppo gravemente feriti per poter essere tra­sportati erano rimasti in Morazzone e furono raccolti dagli Austriaci e trasferiti nell'ospedale di Varese. Uno di essi mori poco dopo: era certo Giusti di Milano figlio di negoziante e che faceva presso Garibaldi l'ufficio di segretario era il Basso d'allora. La compagnia Medici si sciolse dopo pochi giorni in Lugano, e Medici Sede in pegno cavallo, canocchiale ed altri oggetti di sua proprietà, per racco­gliere una somma da distribuire ai soldati più bisognosi.
fanteria, cinquecento di cavalleria e due batterie . Stando iti Medici* la resistenza duro quasi quattro ore e la perdita in morti e feriti fu sensibile più per la qualità degl'individui che per la quantità, quella dell'inimico fu dieci volte maggiore . Si ha l'impressione che il Mediai, nelle sue relazioni a proposito degli scontri di Lnlno e di Roderò, tendo ad esagerare l'impor­tanza delle sue gesta; già la MA ino (op. eli., p. 221), del resto, osservava: Finora si è data troppa anzi esclusiva importanza alla parte che vi prese Medici . In realtà i Garibaldini ebbero a lamentare nn morto (l'Azzolini) o tre feriti (L. GIAMPAOLO, op. di., p. 172); gli Austriaci denunciarono di aver avuto un morto e due feriti gravi (L. GIAMPAOLO, op. cii., p. 172).