Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LOMBARDIA ; SACCHI ACHILLE ; GARIBALDI GIUSEPPE
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1958
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Anna Simonetta
plicemente che prima di Como Mazzini lo raggiunse inalberando la sua famosa bandiera; e nella frase è forse una punta di ironia, ma nessuna insinuazione.
Ma il fatto di maggiore importanza che risulta dal nostro manoscritto, quella che appare come una rivelazione del tutto nuova, è la spiegazione del motivo che indusse Garibaldi a lasciare Como per dirìgersi, attraverso Varese e Sesto Calende, in Piemonte.
Finora questa temporanea ritirata oltre il Ticino non era mai stata analizzata in rapporto con i motivi che potevano averla determinata. Si era da tutti accettato come logico che Garibaldi si portasse temporaneamente dietro un nume che le truppe austriache non erano autorizzate a superare, per riordinare le sue schiere e rincuorarle. Ma la spiegazione era troppo semplicistica. Se alcuni giorni di riposo in luogo sicuro potevano essere utili a delle truppe stanche e scoraggiate, il prolungare senza necessità inderogabili la loro ritirata da Como uno al di là del Ticino voleva però dire affaticarle e scoraggiarle ancor più; e molte, infatti, furono le diserzioni durante questo tragitto. Inoltre, se quei pochi giorni potevano servire a Garibaldi per riorganizzare i suoi, servivano pure molto bene anche agli Austriaci per completare l'occupazione della Lombardia e rafforzarne le difese: il ritornare in Lombardia dopo esserne usciti poteva anche riuscire più difficile che non il mantenervisi. D'altro lato le montagne circostanti Como costituivano un'ottima posizione strategica, con le spalle appoggiate alla frontiera elvetica, attraverso la quale Garibaldi poteva sperare aiuti, oppure oltre la quale poteva sempre mettersi in salvo. Le truppe del Durando, infine, dovevano nella loro ritirata passare di lì, e Garibaldi poteva ancora sperare che esse, almeno in parte, si unissero a lui. Nessuno poteva adeguatamente valutare tutti questi elementi meglio di Garibaldi; e nelle stesse sue Memorie egli dichiara esplicitamente (p. 194): (tale stato di cose mi decise ad allontanarmi da quel teatro di sciagure [Monza], e dirigermi verso. Como coWintenzione di trattenermi in quell'alpestre paese aspettando il risultato degli eventi, e deciso a far la guerra di bande se altro non si poteva . E, subito dopo, aggiunge: da Como [Mazzini] passò in Svizzera, mentre io mi disponevo di tener la campagna nei monti comaschi .
È chiaro-che proprio a Como (anzi, per esser più esatti, a S. Fermo) un elemento del tutto nuovo deve essere intervenuto per indurre Garibaldi a mutare il suo programma in modo così radicale; e l'elemento nuovo (e finora ignorato) altro non possono essere che le false informazioni di rivolte scoppiate a Genova e in Piemonte. Certamente chi queste false informazioni faceva pervenire a Garibaldi doveva conoscere molto bene l'animo del Generale, e sapere che né con minacce né con preghiere egli si sarebbe piegato a desistere dalla lotta. Solo la notizia di una rivolta scoppiata oltre Ticino poteva far sì che egli ritenesse la sua presenza in Piemonte ancor più necessaria che in Lombardia, e poteva indurlo a ritirarsi dal Comasco*
Chi l'autore della pania ? 11 nostro manoscritto non esita ad indicarlo nel governo piemontese* e, a prima vista, la cosa appare molto plausibile. Ad una più attenta analisi, però, nascono seri dubbi. Se il governo piemontese aveva innegabili motivi per desiderare che anche Garibaldi si ritirasse con i suoi in Piemonte (non creare difficoltà all'integrale applicazione dell'armi-stizio; conservare la legione garibaldina efficiente per un eventuale successivo impiego; evitare il confronto tra la ritirata di Carlo Alberto e la resistenza di Garibaldi),, ragioni valide per cercar di evitare un'inutile distruzione della