Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA ; SACCHI ACHILLE ; GARIBALDI GIUSEPPE
anno <1958>   pagina <287>
immagine non disponibile

La campagna di Garibaldi, in Lombardia nel 1848 287
legione garibaldina le aveva indubbiamente anche Mazzini, E che Mazzini fosse pessimista sull'ulteriore andamento della lotta è dimostrato dal fatto che a Como egli abbandonò la legione per passare in Svizzera. Non solo, ma Mazzini conosceva molto meglio Garibaldi e il 6uo stato d'animo di quanto non potessero conoscerlo Carlo Alberto ed il governo piemontese, e le false notizie della rivolta appaiono un'astuzia troppo fine, e che richiedeva troppa conoscenza dell'uomo per partire dal Piemonte. L'unico punto debole della rete poteva essere la possibilità che Garibaldi non vi cadesse, cosi come ri* sulta dalla relazione non esservi caduto per lo meno il Ghiglione, animo prò* babilmente più semplice di Garibaldi, e come tale meno facilmente sugge* stionabile da una notizia che deve essere invece apparsa al Generale come piena di promesse e di possibilità. Garibaldi non era certo così ardente repub­blicano come Mazzini, ma, a pochi giorni di distanza dall'indignazione pro­vocata dal contegno di Carlo Alberto in Milano, che egli potesse lasciarsi sedurre dall'idea di contribuire ad instaurare in Piemonte la repubblica, e riportare quindi in Lombardia non solamente il suo manipolo di volontari, ma un rinnovato esercito piemontese, era quasi inevitabile. E solo mi uomo come Mazzini poteva prevedere cosi bene come Garibaldi si sarebbe compor­tato a questa notizia. Né è da escludere che in quel momento Mazzini stesso non sperasse che la rivolta, che egli faceva annunciare come già avvenuta, non potesse realmente avvenire, magari favorita dalla presenza di Garibaldi.
Tutto sommato, se appare logico che Ghiglione abbia allora pensato ad una rete ordita dal governo piemontese, ad una più obiettiva valutazione essa appare molto più verosimilmente intessuta dallo stesso Mazzini. Natu­ralmente a fin di bene, che, nonostante le sue divergenze con Garibaldi, egli già allora doveva essere perfettamente conscio di quanto necessaria fosse l'opera del Generale se si voleva sperare di fare l'Italia.
Ma, a togliere quei dubbi che potrebbero ancora sussistere in proposito, sta proprio un periodo delle Memorie di Garibaldi, periodo che, senza gli avvenimenti ora riferiti, risulta assolutamente incomprensibile. Esso rappre­senta anzi indirettamente la miglior conferma sia dell'esattezza degli avve­nimenti accennati nel nostro manoscritto, sia dell'interpretazione da me ora prospettata. Scrive Garibaldi (p. 233): se chi mi chiamava a ripassare' il Ticino nel 1848 dopo la capitolazione di Milano, e che non solo mi tratteneva i volontari in Svizzera, ma me li faceva disertare anche dopo la vittoria di Lui.no, ... se Mazzini infine ... come poteva Mazzini, partito da Como per la Svizzera, aver chiamato Garibaldi a passare il Ticino, se non essendo stato Ini l'artefice delle false notizie ? Con quale altro mezzo poteva egli aver co­stretto il Generale ad una mossa che Garibaldi ancor dopo tanti anni rim­piangeva con parole cosi amare ? Garibaldi, meglio informato del Sacchi, sapeva (o per Io meno riteneva di sapere) da chi realmente era stata intes­suta la rete. Il fatto poi che, dalla Svizzera, Mazzini abbia inviato, in realtà, anche alcuni aiuti non sembra sufficiente per infirmare l'ipotesi qui prospet­tata. Anche prescindendo dalla constatazione ohe tali aiuti appaiono essere stati estremamente modesti (non è detto che, in quel momento, fosse nelle possibilità del Mazzini di fare di più), il fatto che egli abbia cercato in un pri­mo tempo di indurre Garibaldi a riparare in Piemonte non contrasta col fatto che, in un secondo tempo, egli non dovesse cercar di aiutarlo, quando il ritorno in Lombardia era ormai deliberato.