Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; PINELLI PIER DIONIGI ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1918>   pagina <567>
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Tina. kUerom medita m V, QiohHi a P. Dionigi PimetM 507
pnma, che egli rinunzi a certi concètti e disegni eterocliti, ne faccia espressa promessa, e la mantenga, standoci di mezzo il suo e il mio onore. E nota che per questa parte il Gousin è moderatissimo e pieno di riserva e ragionevolezza nelle sue richieste. La cosa per ora sarebbe agevole : ma chi può assicurarsi del futuro, e non temere certe ver­tigini, che possono nascere in quella testa bizzarra, occorrendo certi rimproveri, certi cenni, e nuovi eventi ? E quando la vertìgine suc­cedesse, che garbo ci sarebbe egli,.ed io medesimo presso il signor Cousin? Non puoi credere quanto gli abbia guasto il capo il sog­giorno e la conversazione di un certo paese. In secondo luogo bisogna ch'egli si dia fortemente ed assiduamente a un solo studio, ci per­severi mesi ed anni, tanto che possa sostenere degnamente coi con­correnti, e parecchie volte, pubbliche conclusioni, che, sia per la lingua come per le cose, non hanno alcuna somiglianza coi collibeti delle nostre accademie. Egli è capace di uscirne bene, purché voglia; ma quella sua usanza di variare a ogni poco disegni, e svagarsi in mille studi diversi, proponendosi di compiere mille imprese gigantesche, e cominciandone solo qualcuna, me ne fa. dubitare assai.
Ultimamente il signor Drovetti, col quale tiene qualche dimesti* chezza, gli propose altri partiti, per li quali c'è il loro prò, e il loro contro. Ma poiché ad ogni modo convien-risol versi, non importa tanto rappigliarsi al meglio assolutaménte (il che certo rileva già assai) quanto il perseverare nell'elezione fatta ; cosa difficile per quella testolina del nostro buon amico. Ti ho raccontato tutto questo per indulti (se lo credi conveniente) a fare un'opera santa ed amichevole, scrivendo una let­tera a Paolo (colla prima buona occasione, e in modo che la cosa non paia omessa né indettata da me direttamente od indirettamente) nella quale, tenendoti sui generali, lo esorti alla prudenza, e alla costanza acconciamente alla sua tempra, e gli tocchi per buon modo la follia di certe chimere, e la necessità di durarla nei partiti presi, e di intrinsecarsi in un solo genere di studi. Sarebbe per lui un gran benefizio, se si potesse persuadere dei mali fatti costì delle ultime pazzie, ed avvezzarsi a dubitare un poco della propria sufficienza ed assennatezza nelle cose di Stato. Quanto agli studi, potresti anco fargli intendere la severa diligenza che ci si dee recare, specialmente da un forestiero e fuoruscilo,- che non dee entrare in certi cimenti, senza essere quasi certo di uscirne con onore ; e la difficoltà speciale di quelle prove che in Francia abilitano uno straniero ad insegnare ai Fran­cesi. Non aver paura di scoraggiarlo, perchè io conosco l'umore, e so, che non per orgoglio meditato, ma per una certa baldanza giovanile, egli non diffida troppo di se medesimo, e come arrisicato ch'egli è, ha d'uopo in questa parte più di freno che di sprone. Finalmente