Rassegna storica del Risorgimento

BEDARIDA HENRI
anno <1958>   pagina <314>
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AMICI SCOMPARSI
HENRI BÉDARIDA
C'è, tra i lettori della Rassegna, chi ancora ricorda. Si era alla fine del congresso di Milano, quello clic, per l'opera generosa e intelligente di Ales­sandro Casati e dei suoi collaboratori, costituì una delle tappe fondamen­tali della ripresa del nostro Istituto. Le celebrazioni del '48 si stavano con­chiudendo nei saloni della Villa Reale. Avevano parlato nobilmente il sindaco Greppi e lo stesso Casati per esprimere il loro compiacimento per l'impor­tanza di quel XXVII congresso di storia del Risorgimento e per ringraziare i numerosi partecipanti italiani e stranieri del validissimo contributo recato alla buona riuscita della manifestazione, quando per la deputazione degli studiosi francesi , come dicono gli Atti, prendeva la parola Henri Bédarida.
Non aveva, nei giorni precedenti, svolto alcuna comunicazione; si era limitato ad assistere alle sedute, aveva ascoltato le dotte disquisizioni altrui, aveva lampeggiato arguti sorrisi su qualche eccessiva impennata retorica, commentato con piacevolezza il vivacemente cortese dissenso di due suoi eminenti compatrioti sull'atteggiamento di Lamartiue verso l'Italia del Quarantotto, o unito il suo applauso a quelli che avevano salutato la danto-niana eloquenza di Ernest Labrousse, il maggiore oratore della Sorbona , come egli stesso lo definiva. C'erano stati tanti interventi e tante comuni­cazioni che proprio non gli era parso vero, confessava, di aver potuto fare a meno di aggiungersi alla lunga teoria. Ma ora, sulla fine di quella giornata, al momento degli addii, aveva sentito il bisogno di parlare. E non tanto per portare, a sua volta, una voce di grazie e di compiacimento, quanto per dare agli Italiani presenti, ai suoi amici italiani, una testimonianza di fra­ternità e d'amore. Chi era allora nella sala non ha dimenticato e non di­menticherà mai le parole con le quali Henri Bédarida volle darci l'annuncio, avuto poco prima dal console di Francia, della dichiarazione tripartita con la quale gli Stati Uniti, la Francia e l'Inghilterra avevano assunto l'im­pegno del ritorno di Trieste all'Italia. Fu un momento di commozione pro­fonda in tutti, e non solo per la notizia, che, comunque siano poi andate realmente le cose, riempiva di legittima gioia i cuori degli Italiani presenti, ma per la rivelazione ohe lo studioso illustre della cui presenza il nostro congresso si onorava era, prima di tutto e soprattutto, un amico capace di soffrire per la nostra pena, di godere per la nostra gioia.
Quasi mezzo secolo di attività consacrata a far conoscere l'Italia, la sua storia e la sua cultura ai propri connazionali, dal brevissimo saggio Au deià des Alpe*: Vemeignement reKgicux à Pécohf che e del 1906, alla felice rievocazione con la quale, il 28 aprile 1957, nella cittadina esaltata dal Redi, Egli ha conchioso i lavori di un altro congrosso, il X della Società toscana per In storia del Risorgimento, Uomini e tempit immagini e realtà di Monte­pulciano; *) oltre venti pagine di bibliografia a complemento del volume,
J) In Ratiegna storica intona, , III (1957), pp. 319-329.