Rassegna storica del Risorgimento

BEDARIDA HENRI
anno <1958>   pagina <315>
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Amici scomparsi 315
che colleglli, amici ed allievi vollero dedicargli in occasione del ventesimo anno d'insegnamento: " queste due notazioni ci confermano quello ohe la cultura italiana deve ufficialmente al discepolo di Henri Hauvette, all'an­tico compagno di lavoro di Paul Hazard, ma non il debito d'amore e di riconoscenza che gli Italiani hanno verso Chi si senti come pochissimi altri legato alla loro storia ed alla loro vita.
Per lettera ci si conosceva da tempo, da quando, nel lontano dicembre 1936, tramite un altro carissimo amico dell'Italia, Ferdinand Boyer, gli avevamo chiesto di concedere il cambio della Revue des Etudes itaUennes alla nostra Rassegna. L'assenso pronto e cordiale aveva permesso di allac­ciare rapporti, che dovevano rivelarsi validi e fecondi alla ripresa effettiva delle relazioni tra storici italiani e francesi, nel 1948. E non soltanto per l'azione svolta, pubblicamente e privatamente, nel ricordato congresso milanese, quanto per l'aiuto dato, immediatamente dopo, alla piccola dele­gazione italiana inviata a Parigi per il congresso del centenerio della rivo­luzione del 1848 (30 marzo-4 aprile) e per l'incoraggiamento prodigato a chi, in quei giorni, rappresentava l'Italia nel rinnovato Comité internatio-nal des sciences historiques . La cordialità e la comprensione di cui dettero prova verso il grappo italiano quegli eminenti studiosi che sono, per citarne solo alcuni, Pierre Renouvin, Robert Fawtier, Charles H. Pouthas, in occa­sione delle due riunioni ricordate, hanno trovato in Henri Bédarida il primo impulso e la prima radice. C'era stata la guerra di mezzo, e quella guerra: non a tutti appariva facile la ripresa dei rapporti, tanto vivi e immediati erano i ricordi, tanta e così lunga era stata la separazione* Non si trovarono, invece, che volti amici, mani tese e sorrisi incoraggianti; e quando uno dei gruppo si fece a proporre che, al congresso, i delegati italiani, pur parteci­pando in francese alle discussioni, pronunciassero, come era costume prima della guerra, nella propria lingua le loro comunicazioni, il consiglio e l'appoggio di Henri Bédarida furono fondamentali a vincere qualche ri­luttanza e qualche perplessità.
E anche fuori del congresso l'amicizia di Lui fece di tutto perché la pattuglia italiana non si sentisse isolata, sia guidandone i passi nella sco­perta o riscoperta di Parigi (ombra di Baudelaire inseguita per i salotti del­l'Hotel Lauzun; franche risate al Diable boiteux di Sacha Guitry !), sia acco­gliendola sorridente nella sua casa ospitale. E arrivare a me Jacob, dopo avere resistito o, più. spesso, ceduto alle seduzioni librarie di Dorbon in Boulevard Saint-Germain e a quelle degli antiquari di rue Bonaparte. era sempre motivo di grande conforto. Vieux Paris, rue Jacob, con i suoi ricordi fuggitivi di Wagner e quelli più. stabili di Proudhon, di Ingres e di Delacroix (anche la vecchia bottega di M.me André con i suoi mobili, le sue pendole, i suoi ventagli, ì suoi piatti LouisPhilippe, faceva tanto Vieux Paris), ma il padren di casa era tanto moderno e vivo, con quella sua elo­quenza ricca di immagini pittoresche e d'arguzia raffinata, con quella ric­chezza inaudita di ricordi d'ogni tempo e d'ogni luogo e, soprattutto, con quella sua profonda umanità che non permetteva mai alla scaltrita ironia del traduttore di Croce e di d'Annunzio* di colui che Pierre Renouvin ha
I) { BÈAtttl>A, À traverà trois sieda* it lillfrature ilalionne, Paris, Didier, 1957.