Rassegna storica del Risorgimento
MICHEL ERSILIO
anno
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1958
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pagina
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322
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322
Amici acomparai
articolo, di una recensione, di una circolaro. Ben dice anche a questo proposito il Pcscetti: Sotto il suo stimolo ed il suo consiglio veniva davvero la voglia di lavorare; si trovava in Lui una guida affettuosa ed un Maestro sicuro, che spianava il terreno aiutandoci a superare ogni inciampo ed ogni difficoltà, con dedizione piena di sé ai nostri lavori, col peso e l'aiuto della sua grande dottrina, e con tutto il suo personale calore. E non era possibile interrompere e trascurare un lavoro, che il richiamo del Michel era immediato e categorico, l'affettuosità più pressante ed obbligante. Ogni articolo o saggio dei suoi collaboratori era sempre, si può dire, anche opera sua, che tutto egli rivedeva e correggeva sapientemente.
Così eome la guerra del '15-18 lo aveva esaltato, quella del '40-44 lo fiaccò. Costretto ad abbandonare la sua casa livornese, esposta ai bombardamenti e situata nella cosiddetta zona nerafatta sgombrare dagli occupanti tedeschi, che non permettevano neppure di entrarvi, e dove egli aveva dovuto lasciare il suo patrimonio più caro, la sua biblioteca, i suoi schedari, tutto un immenso materiale di raccolta per una infinità di studi (ora affidato alla Biblioteca Labronica), rifugiatosi in una sua casetta di campagna nel pisano dove poi morì trovò ancora supremo rifugio spirituale nello studio e nella meditazione, e ci dette l'ultima sua apprezzatissima opera sui Maestri e scolari dell'Università di Pisa negli avvenimenti del 1848. Questa l'ultima opera sua, come la Domus mazziniana a Pisa fu (insieme naturalmente al Gomitato livornese per la Storia del Risorgimento) l'ultima istituzione cui fino alla morte Ei consacrò ogni sua migliore residua attività dì mente e di cuore. Ma l'infaustissima guerra, assai più che l'età, aveva fiaccato, come poco fa si è accennato, non solo la già fortissima fibra dell'Alpino, ma anche lo spirito. Continuava a studiare, a lavorare, ad incitare, proprio come chi non vuole arrendersi; ma nei suoi occhi non c'era più il sorriso luminoso di un tempo, bensì un mesto sorrìso di stanchezza e di rassegnazione, per le tante rovine della Patria e per la fine, che ormai sentiva vicina, della sua vita. Ed un giorno del '55, silenziosamente come aveva vissuto ripeteremo, concludendo, le parole del Pcscetti disparve. Ma è restato e Testerà fra noi, fra quanti Lo conobbero, il ricordo e l'insegnamento. Se, resistendo all'onda dolce e triste ad un tempo dell'antica e lunga consuetudine che avemmo con Lui, dell'affettuosa e saggia benevolenza ch'Egli tante volte ci dimostrò, non ci lasceremo andare a quelle amplificazioni, cui cosi spesso, magari involontariamente, si è portati dalla pietà e dall'affetto per Chi non è più fra noi; se non diremo che il Michel fu uno Storico con lettera maiuscola. un costruttore di opere fondamentali, ben sentiamo di poter dire ohe fu certo un egregio scrittore, un insigne studioso che lavorò, forse non tanto per se quanto per gli altri, a porre le fondamenta ed a preparare un immenso materiale su cui si potranno costruire opere degne. Materiale prezioso, certo; ma assai più prezioso ancora è l'insegnamento ed il monito ch'Egli ha lasciato: amare e servire la scienza e la Patria, senz'aleun correlativo miraggio di uffici, di onori, di prebende, con assoluta probità scientifica, con insuperabile purezza di intenti.
Bianco BERTI