Rassegna storica del Risorgimento
SPELLANZON CESARE
anno
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1958
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pagina
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323
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CESARE SPELLANZON
Cesare Spellanzon è scomparso improvvisamente l'autunno dello scorso anno. Nato a Venezia il 14 febbraio 1884 aveva abbracciato assai presto la via del giornalismo militante: a soli 19 anni, infatti, era entrato come redattore al Gazzettino, per passare poi al Secolo e, infine, alla Stampa* Accanto all'attività di pubblicista, però, iniziò presto delle ricerche storiografiche: è del 1912 Africa nemica e del 1922 La tregua di Versailles. Si trattava di ricerche che prendevano lo spunto da avvenimenti politico-militari e diplomatici contemporanei; per la prima opera l'occasione era stata fornita dalla guerra italoturca, per la seconda dalla pace di Versailles; ma in ambedue i casi lo Spellanzon mostrava già di saper equilibrare il motivo polemico contingente con un più maturato e sereno giudizio storico.
E forse l'attività giornalistica e quella storiografica sarebbero coesistite se la fine della libertà di stampa in Italia (1925) non gli avesse inibito la prima strada. Si diede perciò tutto alla ricerca storiografica che, però, conservò, almeno in alcune opere (ad esempio, nel volume 11 vero segreto di re Carlo Alberto, del 1953) una certa tendenza ad una forma di polemica diretta, di origine giornalistica, che se, da un Iato, attestava la sincerità delle convinzioni che affondavano le loro radici nell'uomo prima che nello storico, dall'altro, poteva, talvolta, impedire una completa, catartica liberazione dalla storia.
Sarebbe vano cercare di incasellare Cesare Spellanzon in una scuola, perchè egli era un autodidatta, estraneo alla cultura ufficiale e accademica. L'unico nome, che può venire in mente è quello di Gaetano Salvemini: a lui lo Spellanzon dedicò l'edizione dei due scritti di Carlo Cattaneo, Uinsurrection de Mìlan e le Considerazioni sul 1848 (Torino, Einaudi, 1949), ai quali aveva premessa una lunga, vivacissima introduzione. In essa gli avvenimenti del T48 italiano erano visti secondo una impostazione democratica, che derivava, in. fondo, da un ripensamento della stessa tesi cattaneana: i moderati piemontesi, e lombardi con la politica della fusione ad ogni costo e al più presto avevano spezzato il fronte unico rivoluzionario e contribuito in maniera decisiva al fallimento finale.
Ma l'opera maggiore dello Spellanzon è la Storia del Risorgimento e dall'Unità d'Italia, pubblicata dall'editore Rizzoli a dispense e che assorbì quasi completa mente l'attività dello storico per molti lustri. Il primitivo disegno dell'opera prevedeva due volumi, a partire dal '700, ma si venne sempre più ampliando: il primo volume usci nel 1933, il quinto (ed ultimo, purtroppo) nel 1950, coprendo un periodo che va dal '700 alla convocazione della Costituente romana (26 dicembre 1848), dal ricongiungimento, cioè, dell'Italia alla colta Europa , che aveva segnato la premessa indispensabile al suo risorgere letterario ed economico, civile e politico, all'episodio culminante del biennio rivoluzionario 1848-49: la fuga di Pio IX a Gaeta e l'esperimento democratico della repubblica romana.
Come venne accolta la pubblicazione di questa monumentale opera? Adolfo Omodeo nella Critica (1935) così si esprimeva: Questa storia pubblicata a dispense non è un'opera popolare, aia pure riccamente anzi super-