Rassegna storica del Risorgimento

SPELLANZON CESARE
anno <1958>   pagina <328>
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Libri e periodici
I suoi soggiorni e i contatti avuti all'estero lo avevano persuaso del fatto che la sicurezza veneziana si difendeva solo con una politica di lealtà verso tutte le potenze, attuata nella più rigorosa neutralità ed aliena da qualsiasi avventura. La sua azione diplomatica fu rivolta perciò costantemente a dissipare malintesi, diffi­denze e sospetti del governi europei verso il Senato e del Senato per i governi europei. L'amicizia sempre più faticosa, ma fondamentale con Vienna trovò in lui uno zelante ambasciatore, anzi un ministro degli esteri con piene responsabilità, ma senza la libertà d'azione e il potere d'un ministro degli esteri.
Nella politica ecclesiastica il Tron volle il clero subordinato alle finalità civili dello Stato, promovendo un'audace legislazione per impedire il passaggio di beni dai secolari ai religiosi (se non con una grazia eccezionale del Senato), perchè ì vescovi rientrassero nel pieno esercizio della loro podestà sopra i regolari, per la soppressione di conventi e per imporre altre restrizioni agli ordini religiosi. Solo alla fine questa politica, che aveva registrato felici successi e recato beneficio alla economia veneziana, dovette subire un arresto; essa era stata seguita a Vienna con tutta l'attenzione dal Kauuitz e certo la sua suggestione operò sulla legislazione riformatrice di Giuseppe IL Connessa alla riforma ecclesiastica era la riforma delle scuole, per la quale si batteva il Gozzi e tutto il circolo che faceva capo a Cate­rina Dolfin, moglie del Tron. Si faceva, cioè, viva l'esigenza di ricostruire l'unità di cultura e di vita, di restaurare le idealità morali e politiche nella concreta esperienza dei bisogni degli uomini: donde il dispregio per i letterati frivoli e per i frati oziosi, unito alla volontà di destare lo Stato dal letargo, bandendo le astuzie e i cavilli.
Andrea Tron, patrizio illuminato, comprendeva il valore delle attività più pro­priamente borghesi e le permeava d'un senso morale aristocratico. Poiché la pro­sperità della nazione era nelle mani dei ricchi, essi dovevano poter agire libera­mente per il bene di tutti; eppure il mercantilismo del Tron non era immune da contraddizioni, e ad esempio ebbero presa su di lui i pregiudizi anti­ebraici, per cui sottoscrisse i gravi provvedimenti della ricondotta. Ma il suo zelo positivamente si volse a favorire lo sviluppo dei setifici, a disciplinare e inco­raggiare l'artigianato, ad evitare i danni derivanti dalla concorrenza del porto di Trieste.
La moderata e saggia politica innovatrice del Tron, ricca di esperienza e di studi, fu dunque rivolta a reintegrare nobiltà e clero in una società articolata, come ad integrare la vita della Repubblica nella vita europea. Le iniziative, le realizzazioni, gli errori stessi del Tron, inseriti con un accento loro proprio tra gli esperimenti e i disegni di allora, contribuirono notevolmente a conferire alla Repubblica Tira pronta del Settecento europeo. I suoi molti interessi, l'operosità continua, i risultati degni di considerazione non tolgono che egli sia rimasto un veneziano ed un aristocratico, con tatti i limiti che tale situazione comportava. Incertezze ed inciampi, timidezze e lentezze ostacolano la soluzione dei grossi problemi ohe si presentano uno dopo l'altro all'aristocrazia veneziana. La crisi, allontanata con provvedimenti dilatori, si ri presenta continuamente, e non è lon­tano il punto di rottura e la prossima caduta della Repubblica.
Perciò del massimo interesse lo studio di questa crisi, e la conoscenza dei protagonisti delle ultime vicende veneziane. L'ampia problematica aperta dui Tabacco acquista un valore quasi paradigmatico e sollecita nuovi studi su altri uomini rap* presentativi della vita politica ed economica. Ora si è chiarito un aspetto dei più notevoli dei Settecento veneziano o si è fatto un nuovo passo in avanti nella revisione in atto nella storiografia di questo settore, avviata dagli studi del Cessi e del Lttzzatto, proseguiti dal Petrocchi, dal Berongo e dal Seneca.
SERGIO CELLA