Rassegna storica del Risorgimento

SPELLANZON CESARE
anno <1958>   pagina <331>
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Libri e periodici 331
(la slessa che stava portando Jesi verso un progressivo benessere, verso l'indu­strializzazione, e il libero commercio) che avverte con maggior disagio e fastidio la ristrettezza di orizzonti, le limitazioni, gli anacronismi, propri del governo di Roma, e che perciò si appoggia ai primi, nel desiderio comune di tuia srossa che rinnovi quello statico mondo.
Non mancano, ucl periodo preso in esame, accuse* persecuzioni, condanne: tutti processi dall'esito non eccessivamente pesante, ma che comunque attestano un fermento significativo.
Oltre a tali documenti* di carattere più sqnisitamente politico, altri ne aggiunge l'autrice, questi raccolti in una appendice in fondo al volume, sullo sviluppo delle industrie, delle aziende, della produzione agricola, della situazione cultu­rale, ecc., dal 1849 al 1859. Una consistente bibliografìa, comprendente fonti inedite ed opere contemporanee, chiude il lavoro, certamente interessante pur nel limitato orizzonte geografico che l'autrice si è voluto imporre.
RICCARDO RINALDI
ERSILIO MICHEL, Esuli italiani in Egitto (Collana scientifica, 4); Pisa, Domus maz­ziniana, 1958, pp. 319. L. 2500.
Questo elegante e fittissimo volume, che esce ora postumo a cura della bene­merita Domus Mazziniana di Pisa quale affettuoso omaggio alla memoria di Ersilio Michel, corona degnamente la fervida attiviti del compianto studioso perchè è, sì, condotto esso pure con il consueto sapiente indirizzo critico degli scritti suoi precedenti ben noti, ma tutti li supera per un più dovizioso corredo di notizie inedite, tratte da numerosi archivi italiani e stranieri, e, segnatamente, per una pia vigorosa uniti costruttiva. Infatti l'ampio quadro della nostra enti grazione politica in Egitto, svoltasi per oltre un quarantennio, si innesta qui salda* mente con gli accadimenti interni della regione ospitale che solo poco prima, per opera del pascià rumeliota Mohamed Ali, assistito da intelligenti consiglieri europei (e particolarmente da due italiani, il piemontese Bernardo Drovetti e il veneziano Cado de Rossetti) si era levata.a vita civile dal.caos di anarchia in cui era -piom­bata sotto il sultanato di Selim 1. E per l'appunto in quel torno cominciava a prendere vivo incremento la nostra colonia, che esisteva in Egitto invero sin dalla fine del '700, formatasi sulla base di alcuni elementi dell'epoca delle nostro eitti navigatrici. Attratti dalla certezza di protezione, nel 1815, dopo il tramonto della potenza napoleonica, vi giunsero i primi nostri esuli, per lo pia isolatamente o a piccoli gruppi. In maggioranza erano stati soldati o avevano ricoperti uffici civili e ne erano stati esonerati o si erano compromessi nelle ultime vicende politiche, Furon seguiti poco dopo da numerosi partitami francesi, gii sottoposti all'attenta vigilanza delle sospettose polizie. Si intensifico cosi nell'Egitto la corri* ipondenza, che gii era stata iniziata da molti sudditi piemontesi e toscani, coi liberali, o meglio, come si diceva allora, con i napoleonisti rimasti in patria e tollerati dai governi, mediante lettere dettate in gergo convenzionale e affidate per lo più a capitani di navi mercantili. Pare che nell'anno successivo al loro arrivo si sia tenuto in Alessandria un congresso, cui parteciparono rivoluzionari e mas soni di ogni parte d'Italia, per trattare di ricondurre Napoleone sul trono con Tarato degli Stati Uniti. L'A. fa cenno pure di altri progetti minori escogitati, ma i probabile fossero tutti collegati con il proposito principale della liberazione del grande relegato di Sant'Eletta.
Altri immigrati arrivarono nella prima metà del 1819, formanti veri e propri drappelli, u bordo di navi turche o indinne, provenienti da Costantinopoli e da Smirne o da Genova o Livorno o Napoli. Si crede che fossero eirca 500. È facile