Rassegna storica del Risorgimento

SPELLANZON CESARE
anno <1958>   pagina <333>
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Libri e periodici 333
repubblicano di Venezia, essi deliberarono in massa di domandare la protezione sarda. Quasi contemporaneamente giunse la notizia dell'amnistia concessa dal go­verno austriaco; ma nessuno si presentò alla cancelleria del consolato per riti* rare il proprio passaporto volendo rimanere sotto la giurisdizione del console piemontese. Su per giù in questo tempo altri fuorusciti arrivarono d'ogni parte d'Italia, sebbene il loro nome non apparisca nelle .carte consolari: molti, noti per le gesta compiute e per le successive vicende della loro vita (e di essi l'A., sempre, come al solito, informatissimo, dà particolari notizie); ma molti altri, umili e oscuri, che avevano maggiormente lottato e sofferto e che con pari abne­gazione andavano ora incontro alle incertezze dell'avvenire. Quasi privi di ogni cosa, aneli e perchè costretti a partire in fretta, trovarono però (e mi par giusto farne qui menzione) aiuto e assistenza non solo da parte dei propri compatrioti, ma pur di tutti gli emigrati italiani che concorsero largamente a formare i fondi di cassa necessari per l'istituzione di un * Comitato di soccorso x*. Piace nell'occa­sione rammentare che tutti gli avvenimenti che successero in modo vertiginoso nel 48 non mancarono di esercitare il loro contraccolpo nelle collettività italiane di Alessandria e del Cairo: pubbliche dimostrazioni d'entusiasmo, recite nei teatri a scopo di beneficenza per i soldati feriti e collette per le famiglie dei richiamati. Molti, specie piemontesi, tornarono in patria per arruolarsi nell'esercito e parte cipare come volontari alle operazioni di guerra. E il fatto si ripeterà nel '59 e nel '60.
Nuovi profughi arrivarono nel '49 dallo Stato pontificio e dal Regno delle Due Sicilie: uomini di gran fama, ma anche popolani, come lo Zanchini di Forlì, che era evaso audacemente dalle carceri della sua città natale. Altri giunsero alla spicciolata anche di poi dalle varie regioni d'Italia o con il proposito di ferraarvisi od unicamente per istruzione o per diporto.
E di quelli che presero dimora nella terra dei Faraoni, in prevalenza piemon­tesi, la maggior parte resero servigi notevolissimi al paese in eampi vari dell'atti­vità civile. L'A. traccia, dei più, acuti profili e ne mette in dovuto rilievo le singole benemerenze* Da non dimenticarsi i medici che si prodigarono in ogni modo nel Curare e nell'assistere i colpiti dalle epidemie che furono frequentissime durante il quarantennio della nostra emigrazione. Alcuni anche morirono a causa del con­tagio nell'adempimento dal loro dovere.
Sulla propaganda dell'idea mazziniana nell'Egitto il Michel ci porge notizie curiose e, credo, quasi del tutto ignorate. Essa fu indubbiamente attiva soprattutto in Alessandria, ove già da tempo esisteva una loggia massonica che contava molti affigliati e che doveva anche esercitare, probabilmente, una certa preponderanza sulle altre logge esistenti in Tunisia e forse anche a Malta: certamente era in istretta relazione con quelle di Genova e di Livorno. Comunque, il certo è che nel 1841 una congrega della Giovine Italia , risorta a nuova vita, fu ricostituita, per incarico del Mozzini, in Alessandria dal doti. Cocchi di Bologna, tornatovi da Londra (forse la primitiva del 1834, fondata da due profughi piemontesi, l'Anfossi, di Nizza Marittima, e il Grillo, di Genova, non aveva avuto molta fortuna, per-ehi la maggior parte degli emigrati in Egitto continuarono a mantenersi fedeli alle vecchie società segrete). Il Cocchi trovò subito validi collaboratori in alcuni gio­vani, tra cui, oltre il Grillo su rammentato, il pittore Vassalli di Milano, l'esule romano Luigi Ferrari, che dirigeva allora gli scavi di pietra per la costruzioni) delle chiuse del Nilo, e forse anche Adriano Lemmi, appena ventenne e giunto da poco per darsi a speculazioni commerciali. Ma il più solerte dei mazziniani fu Domenico Piazzi, di Catania, che aveva preso molta parte negli avvenimenti della sua città nell'ultimo periodo della rivoluzione. Su di lui più clic su ogni altro contò assai Nicola Fabrizi, che si era dato ora, come il Mazzini, a tramare spedizioni armate e che da Malta rivolgeva l'attenzione all'Egitto come a luogo dì convegno e di partenza contro un punto della cotta italiana U Piazzi inviava