Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; PINELLI PIER DIONIGI ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1918>   pagina <572>
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A. Colombo
o non sapeva bene capire da che fossero mossi i sospetti del conte riguardo a Silvio; quando, pensandovi sopra, e prevalendomi di qualche cenno del primo, mi parve avere ragione di conchiudere, che le sinistre interpretazioni sul conto di Silvio procedessero dal­l'amicizia e dalle lodi del suo compagno eli carcere Piero Maroncelli. Questi, dopo qualche anno di soggiorno in Parigi, porti quindi, e andò negli Stati Uniti d'America (poco prima dei mio arrivo qua) in. qualità di mastro di cappella, e marito di una virtuosa.
La fama che lasciò di sé in Parigi non è la migliore del mondo. Credo che si esageri, e che il posero Piero abbia mancato più di cer­vello che di cuore, più nelle maniere che nei doveri di momento ; certo si è che i Francesi e gli Italiani avevano diritto di aspettare un modo di vivere più dignitoso in un uomo sì illustre per la sua sventura, onorato di tanto carcere, e di avere lasciata una gamba fra i ceppi di Spilberga. Egli stampò una specie di aggiunta alle Prigioni di Silvio; cosa meschinissima, e talvolta puerile, come lavoro letterario. Ivi conta alcune bugiuzze, una delle quali è assai lepida, e merita di essere udita.
Il Conte qualche anno fa (ho inteso la storiella dalla sua propria bocca) volle fare incidere un motto sopra un sugello o cammeo da un artefice celebre in Iscozio in questo genere di lavoro; e si valse a tal fine del suo amico Demarchi, Alandogli a tal uopo il verso fatto da sé. chiedendone il parere dell'amico, il quale non essendone soddisfatto glielo rimandò indietro alquanto mutato. Piacque al conte la muta­zione, ma non contentandosene ancora appieno, rese il verso cosi: Il giusto, il ver, ecc., secondo che sta per epigrafe del suo libro, e con tale stato lo fece incidere. Ora odi bel caso. Il Maroncelli, igno­rando tutta questa storia, e leggendo per la prima volta il suddetto verso nelle scritture del conte, credette probabilmente che fosse una citazione di qualcuno dei nostri antichi poeti, eoi quali il suo modo di scrivere nell'Appendice delle <c Prigioni >> dimostra che non è molto addomesticato. Onde in quest'opera medesima, citando verbo a verbo, segnata con virgolette, una formola di non so quel giuramento steso e fatto da lui molti anni sono in non so quale occorrenza, credette di potersi far bello del detto verso, e lo citò come parte integrale del giuramento composto assai tempo prima che il verso venisse al mondo. Tu vedi di quanto peso sia questa circostanza per dimostrare la scrupolosa veracità di un narratore. E come questo, e gli altri par­ticolari che offesero la reputazione di Piero potessero nuocere, di rim­balzo, a quella di Silvio presso chi non conosceva in esso che il com­pagno e l'amico intrinseco di Piero, e interpretava un po' maliziosa­mente le reciproche lodi che si danno, per arguirne una certa somi­glianza di costumi e di natura. Ma di ciò si è detto abbastanza.