Rassegna storica del Risorgimento
SPELLANZON CESARE
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1958
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Vita dell'Istituto
sia, e perse ogni fiducia nella via legalitaria; qui egli si avvicinò ad una politica rivoluzionaria, nel Benso che ai convinse della impossibilità di modificare lo statu quo della Penisola con l'assenso mercanteggiato degli interessati, ed accettò l'idea che occorresse l'impiego della forza per raggiungere l'unificazione del territorio nazionale. Cavour, ha continuato il prof. Marcelli, si accorse insomma che era necessario cospirare, ma non d'accordo con qualche potenza straniera, anzi evitando con cura qualsiasi apparenza cospirativa. Insomma si doveva cospirare per interposta persona. L'accordo con il La Farina, cioè con la Società nazionale, permise appunto al Cavour di costituirsi lo strumento della azione rivoluzionaria, fuori del controllo delle diplomazie europee e del parlamento subalpino.
II dott. Vittorio GaUea di Torino ha quindi presentato una comunicazione dal titolo: Giuseppe La Farina in alcune sue lettere inedite, lettere al Cavour ed al marchese Pallavicino. Il carteggio mette in luce i rapporti tra il Ministro piemontese e l'esule siciliano, convertitosi all'ideale monarchico, e gli accordi tra essi intervenuti in varie riprese; e chiarisce d'altra parte l'attività del Pallavicino in seno olla Società nazionale, dagli inizi dell'associazione, fino al suo scioglimento ed infine olla sua ricostituzione.
Alla ripresa pomeridiana dei lavori, il prof. Giovanni Maioli di Bologna ha letto una relazione su La Società nazionale a Bologna e nelle Romagne . Tracciata la funzione e la politica della associazione nel quadro del Risorgimento, il prof. Maioli ha detto che la Società, propugnando la indipendenza e l'unità della Patria prescindendo dalla forma istituzionale, rapidamente trovò accoliti in ogni parte d'Italia. Non deve dunque meravigliare che rapidamente la Società nazionale si impiantasse anche a Bologna e nelle Romagne, anzi questa propagazione fu certamente uno dei grandi meriti del La Farina, Da buon tramite servi l'esule bolognese Augusto Paselli; il comitato fu costituito del marchese Luigi Tanari, dall'aw. Camillo Casorini, e da Pietro Inviti, n relatore passa quindi a delineare l'attività della associazione nelle Romagne ed a Bologna e conclude dicendo che quando si potrà valutare l'ampio e vario lavoro compiuto dalla Società in questi territori, si vedrà che se si potè aver pacifico e ordinato rivolgimento, fu davvero per la preparazione accurata e minuta svolta appunto da essa.
D dott. Sergio Camerani di Firenze ha quindi svolto una vivace relazione su La Società nazionale in Toscana, mettendo in rilievo come, per mancanza di documentazione, non risulti chiara l'organizzazione che la Società venne assumendo in Toscana né chiare risultino la dipendenze, le gerarchie. E certo comunque che la associazione non tenne ad avere gran numero di iscritti, ma soltanto una o due persone qualificate in ogni città, e che tra i maggiorenti della Società in Toscana non figurano appartenenti olla nobiltà né all'alta borghesia. Il successo della Società sta appunto in questo, che non richiedendo iscrizioni, sfugge alla vigilanza della polizia granducale, e riesce a promuovere cosi un movimento di opinione pubblica che trova la massima adesione nei ceti minori e tra la truppa* il che porterà i suoi frutti nella rivolta del 27 aprile.
L'ultima comunicazione è quella del prof. Aldo Berselli di Bologna, sul tema: La Società nazionale e i cattolici conservatori. U prof. Berselli traccia un ampio quadro della stampa clericale conservatrice nel Piemonte, nel LombardoVeneto, in Toscana e a Bologna; una visione dal di fuori, dall'esterno, dell'argomento che è venuto trattando il congresso, un quadro visto dalla porte degli oppositori, ma quanto mai succoso ed interessante. Ai cattolici conservatori, ha detto il prof. Berselli, bisogna riconoscere una penetrante intelligenza: essi miravano ad indicare a tutti i conservatori il pericolo rivoluzionario costituito dalla Società nazionale; ammonendo che non vi era distinzione di fondo tra liberati cavouriani e mazziniani. Appunto a Bologna, l'azione dei cattolici conservatori fu più. rigorosa e intransigente ohe mai, tanto che la difesa dello statu quo fini con l'esasperare anche i cattolici del Lombardo-Veneto, ed i clericali bolognesi finirono col trovarsi isolati.
Sulle relazioni, e sa quella del prof* Berselli in particolare, per la vivacità con .cui è stata condotta e la ricchezza degli apunti che ha offerto, si è aperta quindi la discus-